Il confronto sulla regolamentazione delle stablecoin negli Stati Uniti torna a concentrarsi sui reward riconosciuti agli utenti. L’Independent Community Bankers of America (ICBA), una delle principali associazioni rappresentative delle banche comunitarie statunitensi, ha rinnovato il proprio appello affinché il CLARITY Act introduca un divieto più ampio e preciso per gli incentivi collegati alla detenzione di payment stablecoin.
La posizione è stata ribadita il 31 agosto 2026 dalla presidente dell’associazione, Alice Frazier, secondo cui il testo in discussione al Senato dovrebbe mantenere le stablecoin nel perimetro degli strumenti di pagamento, evitando che possano assumere caratteristiche simili a quelle di un deposito bancario. Il tema non riguarda quindi soltanto la remunerazione offerta agli utenti, ma il possibile spostamento di liquidità dai conti bancari verso wallet, exchange e piattaforme digitali.
Il punto contestato dalle banche
Il nodo legislativo è rappresentato dalle disposizioni del CLARITY Act dedicate a interessi, rendimento e reward sulle stablecoin di pagamento. Le associazioni bancarie sostengono che un emittente o un intermediario crypto non dovrebbe poter riconoscere un beneficio economico semplicemente perché un cliente mantiene una determinata quantità di stablecoin per un certo periodo di tempo.
Secondo l’ICBA, anche quando un programma viene definito “ricompensa” e non “interesse”, il risultato economico può essere simile a quello di un deposito remunerato. L’associazione chiede perciò che il divieto non possa essere aggirato attraverso formule commerciali alternative, programmi fedeltà o incentivi calcolati sulla base del saldo, della durata della detenzione o dell’anzianità del rapporto.
La richiesta si inserisce in una campagna avviata da mesi dal settore bancario. A luglio, l’ICBA, l’American Bankers Association e numerose associazioni bancarie statali avevano già sollecitato il Senato a modificare il testo, sostenendo che le eccezioni previste per alcuni reward potessero indebolire il divieto generale sul rendimento delle stablecoin.
Perché la questione è rilevante per il mercato crypto
Le stablecoin sono nate principalmente come strumenti per trasferire valore, regolare transazioni e offrire liquidità nei mercati digitali. La possibilità di associare a questi token un rendimento o una ricompensa legata alla loro detenzione amplia però il loro ruolo economico. Da mezzo di pagamento, una stablecoin potrebbe diventare anche uno strumento per conservare liquidità e ottenere un ritorno, pur restando al di fuori del tradizionale sistema dei depositi bancari.
È proprio questa sovrapposizione funzionale a preoccupare gli istituti di credito. Le banche raccolgono depositi per finanziare prestiti a famiglie e imprese; se una parte significativa della liquidità venisse trasferita su piattaforme crypto, il settore bancario perderebbe una fonte di raccolta considerata essenziale. L’ICBA ha sostenuto che una diffusione non regolamentata dei reward sulle stablecoin potrebbe ridurre i depositi delle banche comunitarie e comprimere la loro capacità di erogare credito.
Per gli operatori crypto, tuttavia, una proibizione troppo estesa potrebbe impedire lo sviluppo di prodotti legittimi basati su attività effettive, come la fornitura di liquidità, il market making, l’utilizzo di garanzie per il trading o altri servizi dell’ecosistema digitale. La distinzione tra un rendimento pagato per la semplice detenzione e una ricompensa riconosciuta per un’attività concreta è quindi destinata a restare al centro del negoziato.
Un confronto ancora aperto al Senato
Il CLARITY Act punta a definire la ripartizione delle competenze tra Securities and Exchange Commission e Commodity Futures Trading Commission e a stabilire regole federali per diversi segmenti del mercato degli asset digitali. Il trattamento delle stablecoin rappresenta uno dei capitoli più sensibili perché coinvolge contemporaneamente intermediari crypto, banche, emittenti di token ancorati al dollaro e piattaforme di pagamento.
La versione del provvedimento già esaminata dalla commissione bancaria del Senato vieta i pagamenti assimilabili a interessi o rendimento sui depositi, ma lascia spazio a determinate forme di reward. Le associazioni bancarie ritengono che questa formulazione possa risultare troppo elastica. La loro richiesta è di eliminare o restringere i riferimenti che consentirebbero di calcolare gli incentivi in base al saldo detenuto, alla durata o alla permanenza dell’utente sulla piattaforma.
Il confronto politico è complicato anche dalla pausa estiva del Congresso. In questa fase, le pressioni delle categorie interessate mirano soprattutto a influenzare il testo prima della ripresa dei lavori e di un eventuale passaggio in Aula. L’intervento dell’ICBA non rappresenta dunque una nuova norma già approvata, ma un tentativo di modificare l’impostazione legislativa ancora in discussione.
Le possibili conseguenze per exchange ed emittenti
Se il Senato dovesse adottare una linea vicina a quella proposta dalle banche, exchange ed emittenti statunitensi potrebbero dover rivedere i programmi di incentivazione collegati alle stablecoin. Sarebbero particolarmente esposti i prodotti che riconoscono un beneficio sulla base del saldo medio, del tempo di detenzione o della semplice disponibilità dei token nel wallet.
Un divieto circoscritto alla detenzione passiva, invece, potrebbe lasciare spazio a reward legati a servizi verificabili e non assimilabili a un deposito. In questo scenario, la futura disciplina dovrebbe definire con grande precisione la differenza tra pagamento per un’attività economica e remunerazione della liquidità inattiva.
Per il mercato crypto statunitense, la posta in gioco è significativa. Una disciplina troppo permissiva potrebbe alimentare la concorrenza tra stablecoin e depositi bancari senza applicare agli operatori digitali gli stessi presidi prudenziali. Una disciplina troppo rigida potrebbe invece ridurre l’utilità delle stablecoin per la liquidità on-chain e spingere alcune attività verso giurisdizioni estere.
La nuova presa di posizione dell’ICBA conferma quindi che, anche dopo l’approvazione del GENIUS Act sulle payment stablecoin, il quadro americano resta in evoluzione. Il CLARITY Act dovrà stabilire non soltanto chi vigila sugli asset digitali, ma anche quali funzioni economiche potranno essere svolte dalle stablecoin senza trasformarle, di fatto, in un’alternativa ai depositi bancari.


