Il progetto di rafforzare il ruolo di ESMA nella supervisione europea delle società crypto apre un nuovo fronte di confronto tra Bruxelles e le autorità nazionali. Stephan Mögelin, dirigente della tedesca BaFin, ha avvertito che una centralizzazione della vigilanza sui fornitori di servizi per cripto-attività potrebbe aumentare gli oneri per le imprese e ridurre la flessibilità nell’applicazione delle regole.
Le osservazioni sono emerse durante un panel dedicato all’evoluzione del Markets in Crypto-Assets Regulation alla European Blockchain Convention di Barcellona, svoltasi il 16 e 17 settembre 2026. Il tema assume particolare rilievo perché la Commissione europea sta valutando una revisione del sistema di supervisione finanziaria dell’Unione, con l’ipotesi di assegnare a ESMA poteri diretti sui crypto-asset service providers, o CASP.
Il nodo della supervisione unica
Con MiCA, l’autorizzazione di un CASP resta oggi affidata all’autorità competente dello Stato membro in cui l’impresa ha la propria sede. Una volta ottenuta la licenza, l’operatore può utilizzare il passaporto europeo per offrire i propri servizi negli altri Paesi dell’Unione, nel rispetto delle procedure previste dal regolamento.
Questo modello ha l’obiettivo di combinare un quadro normativo comune con la conoscenza diretta dei mercati nazionali. L’ipotesi esaminata dalla Commissione punta invece a trasferire a livello europeo una parte più ampia delle responsabilità di vigilanza, in particolare per gli operatori con attività transfrontaliere o di dimensioni rilevanti.
Secondo la posizione riferita da Mögelin, il passaggio a un supervisore centralizzato non eliminerebbe necessariamente il bisogno di competenze locali. ESMA potrebbe infatti continuare a dipendere dalle autorità nazionali per comprendere le caratteristiche dei singoli mercati, i modelli operativi degli intermediari e le specificità dei clienti serviti.
Il rischio, nella sua lettura, è quello di aggiungere un ulteriore livello di coordinamento senza cancellare del tutto gli adempimenti nazionali. Per le imprese, questo potrebbe tradursi in più interlocutori, procedure più complesse e costi di conformità maggiori, soprattutto durante il periodo di transizione da un sistema basato sulle autorità domestiche a uno con una supervisione europea più incisiva.
Perché Bruxelles valuta il rafforzamento di ESMA
La Commissione europea ha inserito il rafforzamento della supervisione tra le misure del pacchetto per l’integrazione dei mercati finanziari presentato il 4 dicembre 2025. L’obiettivo dichiarato è ridurre la frammentazione regolamentare, limitare le differenze applicative tra gli Stati membri e rendere più omogenea la vigilanza sulle attività che operano oltre confine.
Nel settore crypto, il tema è particolarmente sensibile. Il passaporto MiCA consente a un’impresa autorizzata in un singolo Paese di raggiungere una platea europea molto ampia. Di conseguenza, una decisione presa da un’autorità nazionale può avere effetti sul mercato dell’intera Unione. Per Bruxelles, una supervisione più centralizzata potrebbe ridurre il rischio di arbitraggi regolamentari e di differenze nella valutazione delle domande di autorizzazione.
La Commissione sta inoltre raccogliendo osservazioni nell’ambito del riesame di MiCA. La consultazione mirata, rivolta tra gli altri a operatori, autorità pubbliche, emittenti e fornitori di servizi crypto, resterà aperta fino al 30 settembre 2026. I contributi dovrebbero alimentare il rapporto sull’applicazione del regolamento e sulle evoluzioni del mercato, che potrebbe essere accompagnato da nuove proposte legislative.
La posizione della Germania e il confronto con l’industria
Le dichiarazioni di BaFin non equivalgono a una bocciatura del coordinamento europeo. Il punto sollevato riguarda piuttosto il modo in cui distribuire le responsabilità tra ESMA e autorità nazionali. Una maggiore uniformità può rendere più prevedibili le regole, ma non garantisce automaticamente un processo più rapido o meno costoso.
Per i CASP, la questione è concreta. Le imprese devono già dimostrare di disporre di strutture adeguate per la gestione dei rischi, la protezione dei clienti, la continuità operativa, la custodia degli asset e la prevenzione degli abusi di mercato. Un trasferimento delle competenze potrebbe richiedere nuovi flussi informativi, sistemi di reporting aggiuntivi e una revisione dei rapporti con le autorità che hanno seguito l’iter di autorizzazione.
Dall’altra parte, la supervisione nazionale presenta a sua volta alcune criticità. L’applicazione dello stesso regolamento può assumere sfumature diverse da un Paese all’altro, mentre gli operatori più grandi possono scegliere la giurisdizione ritenuta più efficiente per ottenere l’autorizzazione iniziale. Il passaporto europeo amplifica poi le conseguenze di eventuali differenze interpretative o di vigilanza.
Le possibili conseguenze per il mercato crypto europeo
Il confronto non modifica nell’immediato gli obblighi previsti da MiCA e non introduce una nuova procedura di autorizzazione. Rappresenta però un segnale politico importante in vista delle prossime decisioni sulla struttura della vigilanza europea.
Se il modello centralizzato dovesse prevalere, gli operatori più grandi potrebbero beneficiare di un interlocutore unico e di un’applicazione potenzialmente più uniforme delle regole. Per le imprese più piccole, invece, il risultato dipenderà dalla proporzionalità dei requisiti, dai costi delle autorizzazioni e dalla capacità di evitare sovrapposizioni tra ESMA e autorità nazionali.
Se Bruxelles sceglierà di mantenere il ruolo centrale dei supervisori domestici, sarà comunque necessario rafforzare il coordinamento e la convergenza delle prassi. In entrambi i casi, il punto decisivo sarà impedire che la ricerca di uniformità si trasformi in un sistema più lento e oneroso, senza risolvere le differenze che MiCA intende eliminare.
Per gli investitori, l’evoluzione della supervisione conta perché incide sulla solidità del perimetro regolamentare in cui operano exchange, custodi, piattaforme di trading ed emittenti. La discussione avviata a Barcellona mostra che, dopo la fase di entrata in vigore di MiCA, il prossimo capitolo della regolamentazione europea non riguarderà soltanto quali attività autorizzare, ma anche chi dovrà controllarle e con quali strumenti.


