Negli Stati Uniti il confronto sulla riforma della tassazione delle criptovalute torna al centro dell’agenda politica ed economica. Un’analisi pubblicata il 3 settembre 2026 dalla Tax Foundation ha riportato l’attenzione sulle proposte presentate in estate dalla commissione Ways and Means della Camera dei rappresentanti, indicando nella neutralità fiscale il principio guida per costruire un quadro più coerente per gli asset digitali.
Il tema è rilevante perché il dibattito non riguarda soltanto l’aliquota applicata alle plusvalenze. Le proposte in discussione intervengono anche sul momento in cui nasce il debito d’imposta, sugli obblighi documentali, sulle operazioni con stablecoin e sul trattamento delle ricompense ottenute attraverso mining e staking. Per il mercato crypto statunitense, si tratta di aspetti che possono incidere sui costi operativi, sulla gestione dei portafogli e sull’attrattività delle attività on-chain.
Il punto di partenza: nessuna nuova legge è ancora in vigore
La prima precisazione riguarda lo stato dell’iter. Le misure esaminate dalla Ways and Means Committee sono proposte legislative e non costituiscono ancora una riforma approvata dal Congresso. Non è quindi cambiato, per effetto dell’analisi pubblicata il 3 settembre, il regime fiscale applicabile ai contribuenti americani.
La Tax Foundation sostiene tuttavia che l’attuale disciplina presenti aree di complessità e di incertezza. L’Internal Revenue Service considera le valute virtuali una forma di proprietà ai fini fiscali dal 2014. Di conseguenza, molte operazioni possono generare una plusvalenza o una minusvalenza, anche quando l’utente non percepisce l’operazione come un investimento tradizionale.
È il caso, per esempio, dell’utilizzo di un token per pagare beni o servizi, dello scambio tra due asset digitali o della ricezione di ricompense legate alla validazione di una rete. La conseguenza è che una parte dell’attività quotidiana nel settore crypto può richiedere la ricostruzione del costo di carico, del valore di mercato e della data di acquisizione.
Le proposte della Camera: meno adempimenti per le operazioni di routine
Il pacchetto presentato dalla commissione Ways and Means il 9 giugno comprende diversi testi, ciascuno dedicato a un segmento della fiscalità digitale. Uno dei principali è il Less Tax Paperwork for Digital Asset Owners Act. La proposta punta a ridurre gli obblighi associati alle operazioni di importo contenuto o strettamente funzionali all’utilizzo della blockchain.
Tra gli interventi indicati figurano l’esclusione di eventuali guadagni o perdite derivanti dal pagamento delle commissioni di rete, una disciplina specifica per alcune stablecoin denominate in dollari e la possibilità di scegliere un metodo contabile semplificato per gli asset digitali.
L’obiettivo dichiarato è evitare che ogni operazione tecnica produca un onere amministrativo sproporzionato. Nel modello proposto, l’utilizzo di una stablecoin qualificata o il pagamento di una commissione di rete non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un evento fiscale complesso, almeno entro i limiti previsti dal testo legislativo.
Mining e staking: la questione del momento impositivo
Un altro punto centrale riguarda le ricompense ottenute attraverso mining e staking. Secondo la disciplina attuale, il reddito può essere riconosciuto quando il contribuente acquisisce il controllo degli asset ricevuti. Per gli operatori, questo può creare un problema di liquidità: l’imposta può diventare dovuta prima che il token venga venduto o convertito in valuta tradizionale.
Il Tax Clarity for Mining and Staking Act prevede un meccanismo elettivo che consentirebbe di rinviare il riconoscimento del reddito fino alla vendita o all’utilizzo degli asset ricevuti. Il testo mantiene il principio secondo cui le ricompense rappresentano reddito ordinario, ma modifica il momento in cui il contribuente dovrebbe includerle nella base imponibile.
La Tax Foundation invita a valutare con attenzione questa impostazione. Il differimento potrebbe ridurre la pressione finanziaria sui contribuenti che ricevono token senza incassare liquidità, ma potrebbe anche creare un vantaggio rispetto ad altre forme di rendimento tassate nell’anno di maturazione. La questione, quindi, non è soltanto tecnica: riguarda il grado di parità tra criptovalute, depositi, strumenti finanziari e altre attività produttive di reddito.
Stablecoin e operazioni finanziarie: verso regole più simili a quelle tradizionali
Il pacchetto della Camera affronta anche le stablecoin e le attività di lending. Una delle proposte mira a escludere alcune operazioni con stablecoin regolamentate in dollari dal calcolo ordinario di guadagni e perdite. La logica è avvicinare gli strumenti progettati per mantenere un valore stabile alla funzione monetaria che svolgono nelle transazioni, evitando che piccoli scostamenti o pagamenti di routine generino una serie di adempimenti fiscali.
Un ulteriore testo, il Providing Analogous Rules for Digital Assets Act, propone di estendere agli asset digitali alcune regole già disponibili per strumenti finanziari tradizionali. Tra gli interventi citati figurano il trattamento mark-to-market per determinati operatori professionali e la possibilità di effettuare prestiti di asset digitali senza generare necessariamente un evento imponibile immediato.
La direzione indicata è quella della neutralità: un’attività economica simile dovrebbe ricevere un trattamento fiscale comparabile, indipendentemente dal fatto che venga eseguita attraverso strumenti tradizionali o su una blockchain.
Wash sale, voluntary disclosure e contrasto agli abusi
La riforma non avrebbe soltanto un’impostazione semplificatrice. Il pacchetto comprende anche proposte per applicare agli asset digitali alcune regole anti-abuso già previste per altri strumenti finanziari, tra cui le disposizioni sulle wash sale e sulle constructive sale.
La prima area riguarda la possibilità di realizzare una perdita fiscale vendendo un asset e riacquistandolo rapidamente. L’estensione delle regole alle criptovalute ridurrebbe questo spazio di pianificazione, ma richiederebbe definizioni precise per distinguere asset effettivamente equivalenti in un mercato caratterizzato da numerosi token e strutture tecniche differenti.
È inoltre prevista l’ipotesi di un programma straordinario di voluntary disclosure. Il meccanismo consentirebbe ai contribuenti che non hanno rispettato correttamente gli obblighi fiscali sugli asset digitali di regolarizzare la propria posizione con penalità ridotte, secondo condizioni che dovrebbero essere definite dal Tesoro.
Perché il confronto conta per il mercato crypto
La discussione americana arriva mentre gli intermediari devono già affrontare obblighi crescenti di rendicontazione. Una disciplina più chiara potrebbe ridurre i costi di compliance per exchange, broker e operatori professionali, rendendo più semplice produrre documentazione coerente per i clienti e per l’amministrazione fiscale.
Per gli investitori, la variabile più importante non sarebbe necessariamente una riduzione generalizzata delle imposte, ma la prevedibilità del trattamento. Sapere quando una ricompensa diventa imponibile, quali operazioni con stablecoin sono escluse e come identificare i lotti ceduti può incidere sulla gestione del rischio fiscale più della sola aliquota.
Resta però aperto il nodo politico. Le proposte devono ancora superare il confronto parlamentare e potrebbero essere modificate durante l’iter. Inoltre, un eventuale rinvio della tassazione su mining e staking o l’introduzione di esenzioni per alcune transazioni dovrebbe essere valutato anche in termini di gettito e di parità con le attività finanziarie tradizionali.
Il dato più significativo, per ora, è che la fiscalità crypto negli Stati Uniti sta entrando in una fase più strutturata. Il confronto non si concentra più soltanto sull’applicazione delle regole esistenti, ma sulla possibilità di costruire una disciplina specifica per un mercato che comprende pagamenti, investimento, finanza decentralizzata e infrastrutture di rete. Fino all’eventuale approvazione del Congresso, tuttavia, le proposte restano un’indicazione del percorso politico e non modificano gli obblighi fiscali attualmente applicabili.


