L’amministrazione statunitense sta valutando un percorso per portare Hyperliquid nel mercato americano attraverso una struttura conforme alle regole federali. Il dossier riguarda soprattutto i perpetual futures, contratti derivati senza scadenza che hanno contribuito alla crescita della piattaforma decentralizzata, e mette nuovamente sotto pressione il confine tra infrastrutture crypto on-chain e mercati regolamentati.
La possibilità è emersa dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che il presidente della Commodity Futures Trading Commission, Michael Selig, starebbe lavorando per consentire a Hyperliquid di entrare negli Stati Uniti “in modo pienamente conforme e legale”. Le dichiarazioni non equivalgono a un’autorizzazione e non indicano l’esistenza di un calendario definitivo, di una licenza già concessa o di un nuovo mercato operativo per gli utenti americani.
Un ingresso indiretto, non l’apertura dell’attuale piattaforma
Il percorso allo studio non sembra prevedere l’accesso diretto degli utenti statunitensi all’attuale interfaccia permissionless di Hyperliquid. L’ipotesi più concreta riguarda invece la creazione di un prodotto statunitense separato, offerto tramite un intermediario sottoposto alla supervisione federale.
Secondo le ricostruzioni pubblicate negli ultimi giorni, la società Payward, controllante di Kraken, starebbe lavorando con Bitnomial a una struttura che potrebbe consentire agli utenti registrati negli Stati Uniti di ottenere esposizione a una selezione di perpetual futures collegati ai mercati e all’infrastruttura di Hyperliquid. La proposta sarebbe stata presentata alla CFTC, ma non risulta ancora approvata.
La distinzione è rilevante. Hyperliquid rimarrebbe il protocollo e l’infrastruttura di riferimento per determinate componenti tecnologiche o di liquidità, mentre l’offerta destinata ai clienti americani passerebbe da un soggetto responsabile dei controlli di identificazione, della verifica delle sanzioni, della custodia e della protezione dei fondi dei clienti.
Perché il dossier interessa la regolamentazione crypto
Il caso Hyperliquid rappresenta un test per la capacità delle autorità statunitensi di integrare sistemi decentralizzati all’interno di mercati soggetti a regole tradizionali. La piattaforma è cresciuta grazie a un modello basato su negoziazione continua e strumenti derivati disponibili su un’infrastruttura blockchain. Negli Stati Uniti, però, l’offerta di perpetual futures richiede un quadro regolamentare molto più articolato rispetto al semplice trading spot.
La CFTC avrebbe un ruolo centrale perché i perpetual futures sono prodotti derivati e, in determinate configurazioni, possono ricadere nella disciplina dei mercati delle commodity e dei futures. Il coinvolgimento della SEC potrebbe diventare necessario per gli aspetti legati alla struttura dei prodotti, alla custodia, alle modalità di accesso e agli eventuali strumenti riferiti ad attività che rientrano nella sfera dei securities markets.
Il problema non è soltanto stabilire quale agenzia abbia la competenza principale. Occorre anche definire come conciliare un’infrastruttura on-chain, potenzialmente attiva ventiquattro ore al giorno e sette giorni su sette, con requisiti statunitensi in materia di registrazione, sorveglianza degli scambi, gestione del rischio, margini, protezione del cliente e conservazione dei dati.
La strada regolamentare resta ancora lunga
Le dichiarazioni della Casa Bianca hanno un peso politico, ma non sostituiscono il procedimento amministrativo necessario per autorizzare nuovi prodotti o modificare quelli esistenti. Anche nel caso in cui la CFTC e gli altri regolatori mostrassero un orientamento favorevole, il progetto dovrebbe superare verifiche tecniche e legali su contratti, liquidazione, gestione delle garanzie e controlli contro la manipolazione del mercato.
Gli esperti citati nelle ricostruzioni più recenti hanno inoltre evidenziato che un eventuale accordo potrebbe richiedere mesi. L’obiettivo non sarebbe necessariamente replicare negli Stati Uniti l’esperienza completa dell’exchange offshore, ma selezionare alcune funzionalità e inserirle in un ambiente sottoposto a controlli più stringenti. Per gli utenti americani questo potrebbe tradursi in una gamma più limitata di mercati, leva più contenuta e requisiti di accesso più severi rispetto alla versione permissionless.
La soluzione avrebbe quindi una natura ibrida: l’infrastruttura blockchain e alcuni elementi di liquidità resterebbero collegati a Hyperliquid, mentre l’interfaccia regolamentata, il rapporto con il cliente e l’offerta dei contratti sarebbero gestiti da entità autorizzate negli Stati Uniti.
Il confronto con gli exchange tradizionali
Il possibile ingresso di Hyperliquid arriva mentre gli operatori regolamentati americani stanno ampliando l’offerta di derivati crypto e di prodotti accessibili quasi ininterrottamente. La competizione non riguarda quindi soltanto le criptovalute, ma anche l’evoluzione degli stessi mercati finanziari verso modelli più vicini alla negoziazione continua.
Un’infrastruttura capace di funzionare su base on-chain potrebbe esercitare pressione su exchange tradizionali e piattaforme regolamentate, soprattutto sul fronte degli orari di negoziazione, dell’automazione e della velocità di regolamento. Per gli operatori storici, il tema centrale resta però la gestione del rischio: la disponibilità continua dei contratti non elimina la necessità di liquidità, margini adeguati, controlli sulle posizioni e procedure per affrontare eventi di mercato estremi.
Un segnale politico, non ancora una svolta normativa
Per il mercato crypto, la novità più importante è il segnale politico: l’amministrazione statunitense sembra preferire l’onshoring di alcune piattaforme e tecnologie nate fuori dal perimetro americano, invece di lasciare che l’attività resti concentrata su venue offshore.
Il dossier non dimostra tuttavia che Hyperliquid sia già autorizzata a operare negli Stati Uniti. Al momento, la situazione è quella di un percorso ancora in fase di definizione, con possibili interlocuzioni tra società private e autorità federali. La decisione finale dipenderà dalla struttura concreta dei prodotti, dalle responsabilità dell’intermediario americano e dal coordinamento tra CFTC e SEC.
Se il progetto dovesse arrivare a un esito positivo, costituirebbe un precedente per altri protocolli di derivati on-chain interessati a entrare nel mercato statunitense. Se invece le autorità non riuscissero a conciliare decentralizzazione e supervisione, il caso potrebbe confermare i limiti dell’attuale perimetro regolamentare e rafforzare la spinta del Congresso verso una disciplina organica dei mercati digitali.


