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USA, il Tesoro definisce i confini operativi per gli emittenti di payment stablecoin

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha pubblicato una proposta di regolamento per attuare la sezione del GENIUS Act che disciplina emissione, offerta e vendita delle stablecoin di…

di Redazione · 25 ago 2026 · 13 letture
USA, il Tesoro definisce i confini operativi per gli emittenti di payment stablecoin

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato una proposta di regolamento destinata a definire chi potrà emettere, offrire e vendere payment stablecoin nel mercato americano. Il testo attua la sezione 3 del GENIUS Act, la legge federale approvata nel luglio 2025, e rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nella costruzione del nuovo quadro statunitense per le stablecoin.

La proposta, pubblicata nel Federal Register il 18 agosto 2026, non è ancora una regola definitiva. Il Tesoro ha aperto una fase di consultazione pubblica della durata di 60 giorni, durante la quale emittenti, banche, exchange, società fintech e associazioni di settore potranno presentare osservazioni. Il documento interviene però su aspetti destinati ad avere un impatto concreto sull’accesso al mercato statunitense e sui modelli operativi degli operatori internazionali.

Il principio di base: emissione riservata agli operatori autorizzati

Il testo parte da una regola centrale del GENIUS Act: negli Stati Uniti non potrà emettere una payment stablecoin chi non rientra nella categoria degli emittenti autorizzati prevista dalla legge. La definizione comprende, in linea generale, emittenti regolamentati a livello federale o statale e soggetti esteri che rispettino le condizioni stabilite dal regime americano.

La proposta del Tesoro chiarisce che il divieto non riguarda soltanto la società che crea materialmente il token. Il perimetro comprende anche le attività attraverso cui una stablecoin viene resa disponibile al pubblico, trasferita al primo utilizzatore o messa a disposizione di soggetti che operano nel mercato statunitense.

Per il Tesoro, l’obiettivo è distinguere tra la normale negoziazione sul mercato secondario e l’attività di emissione. La prima può coinvolgere exchange e intermediari; la seconda implica invece la creazione del token e il riconoscimento, a favore dell’utente, di diritti di utilizzo, trasferimento o rimborso.

La posizione sugli emittenti esteri

Uno degli elementi più delicati riguarda gli emittenti con sede al di fuori degli Stati Uniti. La proposta interpreta il GENIUS Act nel senso che un emittente estero può operare nel mercato americano se soddisfa i requisiti previsti dalla legge e dalle future regole applicative.

Il Tesoro non propone quindi un’esclusione automatica delle stablecoin straniere. L’accesso viene però subordinato al rispetto delle condizioni statunitensi e agli eventuali procedimenti di autorizzazione o certificazione previsti dal nuovo impianto normativo.

La scelta ha una portata internazionale. Una disciplina che vietasse in modo assoluto l’emissione estera negli Stati Uniti avrebbe potuto spingere gli operatori a separare artificialmente la fase di creazione del token dalla successiva distribuzione agli utenti americani. Il Tesoro ritiene che questa soluzione produrrebbe inefficienze e potrebbe creare disparità tra emittenti domestici ed esteri.

La proposta tenta quindi di mantenere aperto il mercato, ma trasferendo il confronto sul terreno della conformità. Per gli emittenti internazionali, il punto non sarà soltanto dove viene registrata la società, ma anche quali controlli vengono adottati per impedire emissioni non autorizzate e vendite rivolte a soggetti statunitensi.

Quando un’emissione viene considerata avvenuta negli USA

Il GENIUS Act stabilisce i divieti, ma non definisce in modo dettagliato quando un’emissione debba essere considerata effettuata negli Stati Uniti. Il Tesoro propone di collegare la valutazione principalmente alla posizione geografica dell’emittente e del destinatario al momento dell’emissione.

In base all’impostazione illustrata nel documento, l’emissione sarebbe considerata statunitense quando l’emittente si trova negli Stati Uniti oppure quando il token viene emesso a favore di una persona localizzata negli Stati Uniti. Il testo propone inoltre criteri per gli emittenti esteri che intendano dimostrare di non avere emesso la stablecoin nel territorio americano.

Tra le condizioni ipotizzate rientrano l’adozione di politiche e controlli ragionevolmente progettati per evitare l’emissione a soggetti statunitensi e la disponibilità di informazioni sufficienti sulla localizzazione degli utenti. Non si tratterebbe quindi di un semplice filtro formale, ma di un sistema di procedure interne, verifica e monitoraggio.

Offerta e vendita: il secondo livello del controllo

La proposta distingue l’emissione dall’offerta e dalla vendita. Il GENIUS Act prevede che, a partire dal 18 luglio 2028, un digital asset service provider non possa offrire o vendere una payment stablecoin a una persona negli Stati Uniti se il token non è stato emesso da un soggetto autorizzato o da un emittente estero conforme ai requisiti previsti.

Per exchange, broker, piattaforme di trading e altri intermediari, il tema non sarà dunque limitato alla verifica dell’identità dell’utente. Sarà necessario valutare anche lo status dell’emittente e la natura della stablecoin trattata. Una piattaforma potrebbe trovarsi a dover escludere alcuni token dal mercato americano se l’emittente non rientra nel regime riconosciuto dalla legge.

Il documento propone inoltre una lettura ampia della tutela del mercato statunitense quando l’offerta o la vendita è diretta a persone localizzate negli Stati Uniti. Questo elemento può avere conseguenze per le piattaforme globali che operano attraverso strutture societarie estere, ma mantengono una base significativa di utenti americani.

Perché la proposta conta per il mercato crypto

La rilevanza del testo va oltre la semplice attuazione tecnica di una legge. Le stablecoin sono ormai uno dei principali punti di collegamento tra il sistema bancario, i mercati crypto e i pagamenti digitali. Stabilire chi può emetterle e con quali condizioni significa definire anche quali società potranno competere per la liquidità denominata in dollari.

La proposta potrebbe favorire gli emittenti capaci di dimostrare una struttura regolamentare solida, riserve conformi e controlli operativi adeguati. Al tempo stesso, può aumentare i costi di accesso per operatori più piccoli o per società che oggi distribuiscono stablecoin attraverso modelli transfrontalieri difficili da ricondurre a una singola giurisdizione.

Il testo non stabilisce ancora quali emittenti riceveranno l’autorizzazione e non sostituisce le procedure che dovranno essere definite dalle altre autorità federali coinvolte. La proposta deve essere letta come una cornice iniziale, destinata a essere modificata sulla base dei commenti ricevuti.

Per il mercato, tuttavia, il messaggio è già chiaro: negli Stati Uniti l’accesso alla crescita delle stablecoin sarà legato a un regime di autorizzazione e tracciabilità. La competizione potrà restare aperta agli operatori esteri, ma soltanto a condizione che le loro attività siano compatibili con le regole americane e con i controlli richiesti dal GENIUS Act.

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