Lunedì, 21 settembre 2026 Il magazine su crypto, economia e finanza Academy Strumenti Area riservata
Stablecoin

Stablecoin, i trasferimenti su Ethereum seguono due regimi: cosa rivela uno studio su USDT e USDC

Un nuovo studio analizza quasi 370 milioni di transazioni USDT e USDC su Ethereum e rileva comportamenti differenti tra trasferimenti tra utenti e operazioni gestite da smart contract.

di Redazione · 14 ago 2026 · 19 letture
Stablecoin, i trasferimenti su Ethereum seguono due regimi: cosa rivela uno studio su USDT e USDC

Le transazioni in stablecoin su Ethereum non seguono un unico modello. È questa la conclusione principale di un nuovo studio pubblicato il 10 agosto 2026 su arXiv, che ha analizzato circa 370 milioni di trasferimenti in USDT e USDC effettuati sulla rete tra giugno 2024 e febbraio 2026.

La ricerca, realizzata da Kundan Mukhia, Sabat Rai, Vivek Shrivastav, Imran Ansari e Md. Nurujjaman, individua una struttura a code pesanti nei valori trasferiti: in altre parole, accanto a un numero molto elevato di operazioni di importo contenuto, il sistema presenta anche trasferimenti di valore eccezionalmente grande con una frequenza superiore a quella che suggerirebbe una distribuzione statistica ordinaria.

Il risultato è rilevante perché le stablecoin vengono spesso osservate attraverso metriche aggregate, come la capitalizzazione complessiva, il numero totale di transazioni o il volume giornaliero. Lo studio suggerisce invece che la natura dell’interazione — tra utenti, tra utenti e applicazioni decentralizzate oppure esclusivamente tra smart contract — può essere determinante per capire come si muove la liquidità on-chain.

La ricerca distingue quattro tipi di trasferimento

Gli autori hanno classificato le transazioni in quattro categorie. La prima comprende i trasferimenti tra account controllati direttamente dagli utenti, indicati come EOA-EOA. Le altre tre riguardano i flussi tra account utente e smart contract, in entrambe le direzioni, e le operazioni da smart contract a smart contract.

Il campione è composto da 210,66 milioni di transazioni USDT e 158,95 milioni di transazioni USDC, per un totale di 369,61 milioni di operazioni registrate sulla blockchain Ethereum. L’analisi prende in considerazione i token nativi di Tether e Circle sulla rete, utilizzando gli indirizzi dei rispettivi contratti ufficiali.

Il lavoro non misura la volatilità del prezzo delle stablecoin e non valuta la qualità delle riserve degli emittenti. Si concentra invece sulla distribuzione statistica degli importi trasferiti e sul modo in cui questi importi cambiano a seconda dell’architettura dell’operazione.

Due comportamenti distinti

Secondo i risultati, le categorie che coinvolgono almeno un account utente mostrano coefficienti di scaling medi compresi approssimativamente tra 1,45 e 1,60. Le transazioni esclusivamente tra smart contract presentano invece valori medi più elevati, intorno a 1,72-1,73, sia per USDT sia per USDC.

In termini economici, il dato indica che le operazioni gestite interamente da protocolli automatizzati hanno una struttura diversa rispetto ai trasferimenti riconducibili a utenti o a interazioni miste tra utenti e applicazioni. Non significa che ogni transazione tra smart contract abbia un valore maggiore, né che gli smart contract siano sempre responsabili dei trasferimenti più grandi. Il risultato riguarda la forma complessiva della distribuzione e il comportamento della sua coda.

La differenza resta visibile nei sei periodi osservati e in diverse dimensioni del campione utilizzato per le stime. Gli autori hanno ripetuto l’analisi su campioni compresi tra 50.000 e 800.000 osservazioni, con più semi casuali, rilevando variazioni limitate nei coefficienti medi.

Non basta guardare il numero di transazioni

Un altro elemento centrale della ricerca riguarda la composizione del traffico. Gli autori hanno verificato se l’evoluzione temporale delle metriche aggregate potesse essere spiegata semplicemente dal cambiamento del peso relativo delle quattro categorie di transazione.

La risposta è negativa. Nel caso di USDT, le variazioni nella composizione spiegano soltanto una parte dell’intervallo osservato nei coefficienti complessivi, compresa tra circa il 24% e il 35% a seconda della dimensione del campione. Per USDC, la quota è ancora più contenuta, tra circa il 10% e l’11%.

Il risultato suggerisce che il cambiamento non dipende soltanto dal fatto che aumentino o diminuiscano le operazioni tra utenti e smart contract. A incidere sarebbero anche le caratteristiche economiche e operative dei flussi all’interno delle singole categorie: regolamento di scambi, liquidazioni, trasferimenti tra protocolli, attività di market making e gestione automatizzata della liquidità.

Perché lo studio interessa il mercato delle stablecoin

La ricerca arriva in una fase in cui le stablecoin sono sempre più utilizzate come infrastruttura di regolamento per exchange, protocolli DeFi, mercati tokenizzati e pagamenti on-chain. In questi contesti, il volume nominale non è sufficiente per distinguere tra un trasferimento commerciale, un movimento di tesoreria, un’operazione di arbitraggio o un regolamento interno a un protocollo.

La presenza di due regimi statistici può quindi avere conseguenze per il monitoraggio del rischio. Un sistema che osserva soltanto il volume aggregato potrebbe non distinguere adeguatamente tra attività guidata dagli utenti e flussi generati da applicazioni automatiche. Per gli operatori, questo significa che analisi di liquidità, rilevazione delle anomalie e valutazione della concentrazione dovrebbero tenere conto del tipo di account coinvolto.

Lo stesso principio può essere rilevante anche per le autorità. La crescita delle stablecoin viene spesso letta come un indicatore di adozione, ma una parte consistente dell’attività può essere legata a circuiti automatizzati e a infrastrutture DeFi. Separare i diversi percorsi del denaro digitale può aiutare a valutare meglio la reale funzione economica dei trasferimenti e l’eventuale esposizione a rischi di contagio tra protocolli.

Un risultato importante, ma ancora circoscritto

Gli autori sottolineano che lo studio non dimostra l’esistenza di un unico coefficiente universale valido per tutte le stablecoin. L’analisi riguarda esclusivamente USDT e USDC sulla rete Ethereum e utilizza dati fino al 20 febbraio 2026. Non comprende quindi le transazioni effettuate su Tron, Solana, Base, Arbitrum o su altre blockchain, né stablecoin diverse dai due principali token considerati.

Il lavoro deve inoltre essere letto come una ricerca accademica resa disponibile in forma di preprint. I risultati offrono una base quantitativa interessante, ma dovranno essere confrontati con ulteriori dataset, blockchain e periodi di osservazione prima di poter essere generalizzati all’intero mercato.

La conclusione più significativa, per il settore, è comunque chiara: il mercato delle stablecoin non è un blocco omogeneo. Dietro i volumi pubblicati ogni giorno convivono trasferimenti tra utenti, regolamenti automatizzati e interazioni tra protocolli con caratteristiche statistiche diverse. Per comprendere la crescita degli asset digitali ancorati al dollaro, la prossima frontiera non sarà soltanto misurare quanto denaro si muove, ma anche capire chi — o quale codice — lo sta muovendo.

Articoli correlati

Iscriviti alla newsletter

Ricevi ogni settimana le notizie e le analisi più importanti su crypto e finanza.