Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato BitBank, un exchange iraniano di asset digitali che Washington considera parte dell’infrastruttura utilizzata dal regime di Teheran per eludere le sanzioni internazionali. Il provvedimento è stato annunciato il 17 settembre 2026 dall’Office of Foreign Assets Control, nell’ambito dell’operazione denominata “Economic Outcast”. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
La decisione non riguarda soltanto la piattaforma. OFAC ha inserito nella lista anche Pishtaz Simorgh Electronic Trade Company, la società indicata come sviluppatore del software di BitBank, e tre persone ritenute collegate alla rete dell’uomo d’affari iraniano Babak Zanjani: Hossein Ali Zaker Hossein, Mohammad Mahdi Zaker Hossein e Seyed Adel Heidari. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
Le accuse del Tesoro americano
Secondo la ricostruzione ufficiale, BitBank sarebbe stato utilizzato tra giugno e luglio 2026 per trasferire centinaia di milioni di dollari in Bitcoin al Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, l’IRGC. Il Tesoro sostiene inoltre che la piattaforma fosse collegata a una rete più ampia di società e intermediari riconducibili a Zanjani, già destinatario di precedenti designazioni da parte delle autorità statunitensi. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
OFAC afferma che BitBank era attivo almeno dal 2024 nella promozione di servizi finanziari in criptovalute e che il suo nome compariva tra i partner di altre aziende collegate alla rete di elusione delle sanzioni. L’autorità americana descrive quindi l’exchange non come un operatore isolato, ma come un elemento di una struttura finanziaria più estesa, capace di combinare società tecnologiche, attività commerciali e trasferimenti in asset digitali. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
Il comunicato non indica che l’intero mercato crypto iraniano sia stato colpito dal provvedimento. La misura è invece mirata alle entità e alle persone specificamente designate, sulla base dell’ordine esecutivo 13902, che consente al governo statunitense di intervenire contro soggetti operanti nel settore degli asset digitali dell’economia iraniana. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
Cosa comporta la designazione
Con l’inserimento nella lista OFAC, tutti i beni e gli interessi patrimoniali dei soggetti designati che si trovano negli Stati Uniti o sotto il controllo di persone statunitensi vengono bloccati e devono essere comunicati alle autorità. Le regole si estendono anche alle società possedute, direttamente o indirettamente, per almeno il 50 per cento da una o più persone sanzionate. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
In assenza di una specifica autorizzazione, le persone e le imprese statunitensi non possono effettuare transazioni che coinvolgano i soggetti bloccati o che vadano a loro beneficio. Il divieto può riguardare anche servizi, pagamenti, trasferimenti di fondi e rapporti con intermediari che facilitino indirettamente l’operatività delle entità designate. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
Il rischio non è limitato agli operatori con sede negli Stati Uniti. Il Tesoro ha ribadito che anche soggetti non statunitensi possono esporsi a sanzioni se contribuiscono consapevolmente a eludere le misure americane o provocano una violazione da parte di una persona statunitense. Per gli exchange internazionali, questo aumenta il peso dei controlli su clienti, controparti, wallet e flussi provenienti da giurisdizioni considerate ad alto rischio. ([home.treasury.gov](https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0632))
Perché la vicenda riguarda tutto il settore degli exchange
Il caso BitBank mostra come le autorità stiano spostando l’attenzione dai singoli wallet alle infrastrutture che rendono possibili i trasferimenti. Un exchange può diventare il punto centrale di una rete composta da società tecnologiche, intermediari, fornitori di liquidità e soggetti incaricati di convertire o trasferire asset digitali.
Questa impostazione ha conseguenze operative per l’intero comparto. Le piattaforme che gestiscono depositi e prelievi da o verso l’Iran dovranno valutare con maggiore attenzione l’esposizione a soggetti sanzionati, anche quando i trasferimenti non coinvolgono direttamente un indirizzo già identificato dalle autorità. La tracciabilità della blockchain può infatti essere affiancata da informazioni societarie, dati commerciali e relazioni tra gli amministratori delle aziende.
La designazione aumenta inoltre la pressione sugli exchange che operano in più giurisdizioni. Le piattaforme dovranno bilanciare l’accesso ai mercati internazionali con procedure di identificazione, monitoraggio delle transazioni e blocco delle controparti sottoposte a sanzioni. Per gli operatori regolamentati, la gestione del rischio non si limita più alla verifica dell’identità del cliente, ma comprende anche l’analisi della provenienza dei fondi e delle relazioni economiche tra società apparentemente indipendenti.
Le possibili conseguenze per Bitcoin
La notizia non implica che Bitcoin sia stato utilizzato esclusivamente o prevalentemente per attività illecite. Il provvedimento riguarda una specifica rete e non mette in discussione il funzionamento del protocollo Bitcoin né la legittimità dell’asset in quanto tale. Tuttavia, conferma che le autorità considerano gli exchange e gli altri intermediari crypto punti strategici per interrompere i flussi finanziari collegati a regimi sottoposti a sanzioni.
Dal punto di vista del mercato, l’effetto più rilevante potrebbe riguardare la selezione degli intermediari. Gli exchange con sistemi di conformità più strutturati possono beneficiare di una maggiore fiducia da parte di banche, istituzioni e autorità, mentre le piattaforme meno trasparenti rischiano di perdere accesso a liquidità, servizi bancari e controparti internazionali.
Il Tesoro americano ha dichiarato che continuerà a colpire non soltanto le entità iraniane direttamente coinvolte, ma anche gli intermediari internazionali che contribuiscono all’elusione delle sanzioni. Per il settore degli exchange, il messaggio è chiaro: la compliance non è più un elemento accessorio dell’attività, ma una componente centrale della possibilità di operare nei mercati globali.


