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Antiriciclaggio

Stablecoin estere, gli USA preparano un nuovo filtro antiriciclaggio per l’accesso al mercato

Una proposta del Tesoro statunitense collegata al GENIUS Act potrebbe imporre agli emittenti stranieri di dimostrare la capacità tecnica di eseguire ordini di congelamento, sequestro e…

di Redazione · 20 ago 2026 · 15 letture
Stablecoin estere, gli USA preparano un nuovo filtro antiriciclaggio per l’accesso al mercato

Gli emittenti stranieri di stablecoin potrebbero dover affrontare requisiti antiriciclaggio più stringenti per offrire i propri token negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato il 18 agosto 2026 da AML Intelligence, il Dipartimento del Tesoro statunitense starebbe valutando una proposta attuativa del GENIUS Act che richiederebbe agli emittenti esteri di dimostrare la capacità tecnologica di rispettare gli ordini legali delle autorità americane.

Il punto centrale del dossier riguarda la possibilità di intervenire direttamente sull’infrastruttura tecnica delle stablecoin. Tra le ipotesi considerate ci sarebbe infatti l’obbligo per le piattaforme di verificare se gli smart contract degli emittenti consentano di sequestrare, congelare o distruggere i token quando ciò sia imposto da un provvedimento legale o da una misura di contrasto all’attività illecita.

Non si tratta, almeno per ora, di una regola finale già entrata in vigore. La notizia riguarda un possibile sviluppo regolamentare collegato all’attuazione del GENIUS Act, la legge americana che ha introdotto il nuovo quadro federale per le payment stablecoin. La formulazione definitiva dei requisiti e le modalità con cui il Tesoro potrebbe applicarli agli emittenti stranieri restano quindi da chiarire.

Il fondamento nel GENIUS Act

La legge americana prevede già che una stablecoin emessa da un soggetto straniero non possa essere offerta, venduta o resa disponibile per la negoziazione negli Stati Uniti da un digital asset service provider se l’emittente non possiede la capacità tecnologica di rispettare i termini di un ordine legale.

Il Tesoro può inoltre designare come non conforme un emittente estero che renda disponibile una payment stablecoin in violazione di questo requisito. In caso di mancato adeguamento, la normativa contempla anche la possibilità di limitare la distribuzione del token attraverso le piattaforme operanti sul mercato statunitense.

La disposizione sposta il baricentro della compliance. Non sarebbe sufficiente dimostrare l’esistenza di procedure antiriciclaggio, di controlli sull’identità dei clienti o di sistemi di monitoraggio delle transazioni. Gli emittenti dovrebbero anche provare che la struttura tecnica del token sia compatibile con gli interventi richiesti dalle autorità americane.

Perché il controllo sugli smart contract è rilevante

Le stablecoin vengono utilizzate sia per i pagamenti sia come strumento di liquidità negli scambi di criptovalute. La loro trasferibilità su blockchain consente di spostare valore tra portafogli e piattaforme in tempi rapidi, anche attraverso giurisdizioni diverse. Questa caratteristica è uno dei motivi della loro diffusione, ma rende più complessa l’azione delle autorità quando i token sono coinvolti in frodi, riciclaggio, finanziamento del terrorismo o aggiramento delle sanzioni.

Il congelamento o il blocco di un saldo può essere tecnicamente possibile per alcune stablecoin, mentre altri token utilizzano architetture più rigide o distribuite. La proposta allo studio dal Tesoro, se confermata, potrebbe dunque introdurre una verifica preventiva sull’effettiva capacità dell’emittente di intervenire sui token già circolanti.

Per gli exchange e gli altri intermediari statunitensi questo significherebbe dover valutare non soltanto la posizione giuridica dell’emittente, ma anche il funzionamento del codice che governa l’asset. La verifica degli smart contract diventerebbe così una componente del processo di onboarding e di mantenimento della quotazione, con possibili conseguenze sui costi di compliance e sulla selezione delle stablecoin disponibili per gli utenti americani.

Il ruolo dell’OCC e delle autorità AML

Il nuovo orientamento si inserisce in un percorso regolamentare più ampio. A giugno 2026 l’Office of the Comptroller of the Currency, insieme a FinCEN e all’Office of Foreign Assets Control, ha pubblicato una proposta sulle misure di gestione del rischio AML, antiterrorismo e sanzioni applicabili agli emittenti di payment stablecoin soggetti alla supervisione dell’OCC.

La proposta dell’autorità bancaria prevede un impianto di controllo fondato sugli obblighi del Bank Secrecy Act e sulle misure di contrasto alle sanzioni. Il quadro riguarda anche gli emittenti stranieri che intendano operare negli Stati Uniti attraverso il percorso previsto dal GENIUS Act. Tra gli elementi presi in considerazione figurano la supervisione, gli obblighi informativi, gli esami regolamentari e la capacità di intervenire sulle attività connesse ai token.

Per gli emittenti esteri, l’accesso al mercato americano dipenderebbe inoltre dalla comparabilità del regime del Paese d’origine con quello statunitense. Il Tesoro dovrà valutare se la giurisdizione straniera disponga di un sistema di vigilanza equivalente e se l’emittente sia in grado di rispettare gli obblighi previsti dalla legge americana.

Possibili effetti per il mercato crypto

Se l’orientamento venisse tradotto in una proposta formale, il mercato delle stablecoin potrebbe diventare più selettivo. Gli emittenti con infrastrutture tecniche già predisposte per il congelamento degli asset e per la cooperazione con le autorità avrebbero un vantaggio nell’ottenere l’accesso o mantenere la presenza sulle piattaforme statunitensi.

Al contrario, i progetti privi di strumenti centralizzati di intervento potrebbero incontrare maggiori difficoltà, soprattutto se intendessero distribuire token attraverso exchange soggetti alla giurisdizione americana. Questo non comporterebbe automaticamente l’esclusione di tutte le stablecoin straniere, ma aumenterebbe il peso della compatibilità tra architettura tecnica, procedure AML e richieste delle autorità.

La questione potrebbe inoltre riaprire il confronto tra compliance e decentralizzazione. Un requisito che imponga la possibilità di congelare o distruggere token rafforza la capacità di contrastare gli illeciti, ma riduce lo spazio per modelli progettati per limitare il controllo dell’emittente sulle transazioni. La valutazione finale dipenderà quindi dal modo in cui il Tesoro definirà il concetto di capacità tecnologica e dalle eventuali eccezioni previste per specifiche architetture.

Per ora, l’elemento più concreto è che il GENIUS Act ha già collegato l’accesso delle stablecoin estere al mercato statunitense alla capacità di eseguire ordini legali. La possibile proposta del Tesoro trasformerebbe questo principio in controlli tecnici più dettagliati, rendendo l’antiriciclaggio non soltanto una questione di procedure e documentazione, ma anche di codice e infrastruttura blockchain.

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