La Securities and Exchange Commission statunitense ha approvato in via accelerata una modifica alle regole di quotazione di Nasdaq Texas destinata ad ampliare il perimetro dei prodotti exchange-traded legati a commodity e asset digitali. Il provvedimento, pubblicato il 3 settembre 2026, interviene sulla Rule 5711(d), dedicata ai Commodity-Based Trust Shares, e introduce tre elementi centrali: un margine del 15% per attività che non rispettano pienamente gli standard generici di ammissione, una definizione formale di “digital commodity” e la possibilità di quotare anche strategie a gestione attiva.
La decisione non equivale all’autorizzazione automatica di un nuovo ETF su Bitcoin, Ether o altri token. La SEC ha invece approvato un aggiornamento dell’infrastruttura regolamentare della borsa, cioè delle condizioni che un prodotto dovrà rispettare per poter essere ammesso alla quotazione senza ricorrere ogni volta a un iter individuale. La distinzione è rilevante: il provvedimento crea maggiore flessibilità per gli emittenti, ma non sostituisce i procedimenti necessari per il lancio concreto dei singoli strumenti.
Il nuovo margine del 15%
La modifica consente a un Commodity-Based Trust Share di detenere fino al 15% del proprio valore patrimoniale netto in determinate attività che non soddisfano i criteri di eleggibilità già previsti dalla Rule 5711(d). Nel nuovo spazio potranno rientrare digital commodity e titoli che, pur non rispettando tutti i requisiti ordinari, siano compatibili con la struttura complessiva del prodotto.
Il restante 85% dovrà continuare a essere composto da attività già ammesse dagli standard generici, da liquidità o da equivalenti di cassa. Il limite dovrà essere verificato quotidianamente dallo sponsor del prodotto, che sarà tenuto a informare tempestivamente Nasdaq Texas in caso di violazione della soglia.
Il meccanismo punta a trovare un equilibrio tra due esigenze spesso contrapposte nel mercato degli ETF crypto. Da un lato, la SEC mantiene una quota prevalente del portafoglio legata ad attività sottoposte a criteri di sorveglianza e trasparenza già riconosciuti. Dall’altro, consente una certa esposizione a strumenti digitali o componenti di portafoglio che non dispongono ancora dello stesso livello di mercato regolamentato, liquidità o dati storici.
La definizione di digital commodity
Per delimitare il nuovo spazio operativo, Nasdaq Texas introduce nella propria disciplina la definizione di digital commodity. Si tratta di una commodity digitale il cui valore è legato al funzionamento programmato di un sistema crypto operativo e alle dinamiche di domanda e offerta, anziché alle aspettative di profitto derivanti dagli sforzi manageriali essenziali di altri soggetti.
La formulazione si colloca nel solco della tassonomia sviluppata nel 2026 dalla SEC e dalla Commodity Futures Trading Commission. L’obiettivo è separare gli asset digitali il cui valore dipende principalmente dall’uso e dal funzionamento di una rete da quelli che presentano caratteristiche più vicine a un titolo finanziario tradizionale.
La definizione, tuttavia, non costituisce una classificazione universale valida per ogni finalità regolamentare. Opera all’interno degli standard di quotazione di Nasdaq Texas e potrà essere modificata qualora il Congresso approvasse una disciplina federale con una definizione diversa o sostanzialmente simile. Anche per questo, gli emittenti dovranno continuare a valutare caso per caso la natura dell’asset e la struttura del prodotto.
Arrivano anche le strategie attive
Un secondo passaggio significativo riguarda la gestione dei portafogli. Gli standard precedenti erano costruiti principalmente per prodotti passivi, progettati per replicare la performance di uno o più asset di riferimento oppure di un indice. La nuova formulazione permette invece l’utilizzo di strategie attive, nelle quali il gestore può modificare la composizione del portafoglio in funzione dell’obiettivo d’investimento e delle politiche dichiarate.
L’apertura alle strategie attive avvicina i Commodity-Based Trust Shares alla struttura già utilizzata da altri ETF gestiti attivamente. Per i prodotti crypto, questo potrebbe rendere possibile la costruzione di portafogli diversificati con esposizione a più digital commodity, liquidità, derivati e strumenti collegati, senza limitarsi alla replica meccanica di un singolo indice.
La maggiore flessibilità è accompagnata da obblighi specifici. Le persone che hanno accesso a informazioni non pubbliche sulla composizione del portafoglio dovranno essere soggette a procedure finalizzate a impedirne l’uso o la diffusione impropria. Inoltre, se le informazioni richieste non saranno rese disponibili contemporaneamente a tutti gli operatori, Nasdaq Texas potrà sospendere le contrattazioni fino al ripristino della parità informativa.
Perché la decisione conta per il mercato crypto
Il provvedimento rappresenta un ulteriore segnale di evoluzione della posizione della SEC sui prodotti digitali negoziati in borsa. Dopo l’avvio di un quadro più articolato per distinguere tra digital commodity, digital security, stablecoin e altre categorie di asset, l’autorità sta ora consentendo alle borse di aggiornare le proprie regole operative per prodotti più complessi.
Per gli emittenti, la conseguenza potenziale è una riduzione dell’incertezza nella progettazione di ETF e trust quotati. La possibilità di includere una quota limitata di asset non ancora pienamente eleggibili può facilitare la creazione di prodotti multi-asset o tematici. L’ammissione delle strategie attive può inoltre ampliare la concorrenza tra gestori, soprattutto nel segmento degli strumenti che combinano criptovalute, derivati e disponibilità liquide.
Per gli investitori, il nuovo quadro non elimina però i rischi. Un prodotto che utilizza il buffer del 15% potrebbe avere un’esposizione a asset con minore liquidità, mercati più giovani o informazioni meno consolidate rispetto alle attività principali del portafoglio. La gestione attiva può aumentare la capacità di reagire alle condizioni di mercato, ma anche rendere più difficile prevedere la composizione futura dello strumento e il livello di rischio assunto dal gestore.
La supervisione resta quindi legata alla trasparenza del portafoglio, alla sorveglianza degli scambi e alla capacità dell’exchange di individuare manipolazioni o anomalie. La SEC ha approvato la modifica ritenendo che il requisito dell’85% in attività già eleggibili, insieme ai controlli informativi e alle procedure sui dati riservati, mantenga un presidio sufficiente a tutela dell’integrità del mercato.
Il passaggio più importante, in prospettiva, è che la regolamentazione statunitense sta iniziando a spostarsi dalla semplice approvazione di singoli prodotti verso la costruzione di standard generali per una nuova generazione di strumenti digitali. Nasdaq Texas potrà ora operare con regole più adattabili, ma ogni futuro ETF dovrà comunque dimostrare di rispettare i limiti patrimoniali, gli obblighi di informativa e i requisiti di sorveglianza stabiliti dalla SEC.


