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SEC, Atkins accelera sul piano crypto dopo lo stop al Clarity Act: issuance, tokenizzazione e custodia al centro

Dopo il voto del Senato Usa che il 15 settembre ha bloccato l’avanzamento del Clarity Act, il presidente della SEC Paul Atkins conferma che il programma regolamentare dell’agenzia…

di Redazione · 16 set 2026 · 5 letture
SEC, Atkins accelera sul piano crypto dopo lo stop al Clarity Act: issuance, tokenizzazione e custodia al centro

La Securities and Exchange Commission non intende attendere il Congresso per portare avanti la propria agenda sugli asset digitali. Il messaggio è arrivato dal presidente Paul Atkins il 14 settembre, durante il summit “Washington x Wall Street” organizzato dal Solana Policy Institute, e ha assunto un peso ancora maggiore dopo il voto del Senato statunitense del 15 settembre.

L’Aula ha infatti respinto, con 49 voti favorevoli e 50 contrari, la mozione procedurale necessaria per far avanzare il Clarity Act, il disegno di legge destinato a definire il perimetro di competenza tra SEC e Commodity Futures Trading Commission nel mercato crypto. Il provvedimento non è formalmente decaduto, ma il risultato ha interrotto il percorso legislativo nel momento in cui l’industria sperava di ottenere una cornice federale uniforme.

Per la SEC, tuttavia, lo stop parlamentare non equivale a una sospensione delle iniziative già avviate. Atkins ha dichiarato che l’amministrazione procederà “con o senza” l’approvazione della legge, confermando che l’agenzia sta costruendo un quadro parallelo attraverso regole, interpretazioni e proposte di modifica dell’ordinamento esistente.

Il piano della SEC non dipende più soltanto dal Congresso

Nel suo intervento del 14 settembre, Atkins ha indicato Project Crypto come il programma attraverso cui la SEC intende sostenere la leadership degli Stati Uniti nella finanza digitale. Il progetto mira a intervenire sui diversi passaggi della vita di un asset digitale: emissione, trasferimento, negoziazione e custodia.

La posizione del presidente della SEC è politicamente rilevante perché arriva alla vigilia del voto sul Clarity Act. Atkins ha ribadito il proprio sostegno alla legge, definendone l’approvazione una priorità per offrire regole più durevoli al mercato. Allo stesso tempo, ha chiarito che l’agenzia non considera il voto del Senato una condizione necessaria per continuare il lavoro regolamentare.

La distinzione è importante. Una legge approvata dal Congresso avrebbe il vantaggio di stabilire per via legislativa la ripartizione dei poteri tra autorità federali e di ridurre il rischio che una futura amministrazione possa modificare radicalmente l’impostazione attuale. Le iniziative della SEC, invece, possono essere adottate più rapidamente, ma restano esposte ai normali procedimenti di consultazione, alle contestazioni giudiziarie e a possibili cambi di indirizzo della Commissione.

Regulation Crypto Assets resta il primo pilastro

Il primo elemento del programma è Regulation Crypto Assets, la proposta presentata dalla SEC il 18 agosto. Il progetto punta a creare un regime mirato per alcuni contratti di investimento collegati ad asset digitali, con percorsi più definiti per le società che intendono raccogliere capitali negli Stati Uniti.

Secondo Atkins, l’obiettivo è superare una delle principali criticità contestate dall’industria: l’incertezza sul momento in cui un progetto crypto passa da una fase iniziale di raccolta a una condizione nella quale l’asset non dovrebbe più essere trattato nello stesso modo del contratto o dello schema di investimento originario.

La proposta prevede, tra gli altri elementi, esenzioni specifiche per alcune operazioni di raccolta e un possibile safe harbor condizionato. Non si tratta però di un via libera generalizzato alle offerte token. Gli emittenti resterebbero soggetti a requisiti informativi e a condizioni precise, mentre la SEC manterrebbe un ruolo centrale nella verifica del rispetto delle regole federali sui titoli.

Il nodo ancora aperto riguarda proprio la certezza giuridica per i progetti che hanno completato gli impegni manageriali promessi agli investitori. Atkins ha indicato questo punto come una delle ragioni per cui il Clarity Act rimane, secondo la sua valutazione, necessario. La proposta dell’agenzia può infatti attenuare l’incertezza, ma non sostituisce una definizione legislativa destinata a valere oltre l’attuale composizione della SEC.

Transfer agent e tokenizzazione entrano nella stessa architettura

Il secondo fronte riguarda la modernizzazione delle regole sui transfer agent, gli intermediari che registrano la titolarità e i trasferimenti degli strumenti finanziari. La SEC ha presentato a settembre una proposta per aggiornare un impianto normativo che, secondo Atkins, è stato concepito in larga parte per un mercato basato su certificati cartacei e registri tradizionali.

La revisione assume rilievo per la tokenizzazione perché i registri distribuiti possono diventare parte dell’infrastruttura utilizzata per rappresentare e trasferire strumenti finanziari. L’obiettivo dichiarato non è creare una categoria separata di mercato, ma adattare le regole esistenti a una realtà nella quale la prova della proprietà e la registrazione delle operazioni possono essere gestite attraverso sistemi on-chain.

Per banche, broker, piattaforme di trading e società specializzate negli asset reali tokenizzati, questo passaggio può determinare una maggiore chiarezza sui requisiti operativi. La proposta è ancora sottoposta a commenti pubblici e non produce quindi effetti immediati sul mercato.

La SEC prepara una proposta sulla custodia crypto

Il terzo pilastro annunciato da Atkins riguarda la custodia. Il presidente ha riferito di aver chiesto allo staff dell’agenzia di sviluppare una proposta per chiarire in quali circostanze consulenti finanziari e fondi regolamentati possano custodire asset digitali direttamente oppure utilizzare società fiduciarie autorizzate a livello statale.

Atkins ha menzionato anche la possibilità di riconoscere, a determinate condizioni, forme di autocustodia da parte di consulenti e operatori qualificati. La motivazione indicata è pratica: per alcuni asset non esisterebbero ancora custodi terzi sufficientemente disponibili o specializzati.

Il tema è delicato perché la custodia rappresenta uno dei principali ostacoli all’ingresso degli investitori istituzionali nel mercato crypto. Le regole devono conciliare accesso operativo, segregazione degli asset, gestione delle chiavi private, controlli interni e tutela degli investitori. Una proposta della SEC potrebbe quindi avere conseguenze rilevanti per fondi, gestori patrimoniali, banche e società fiduciarie, ma al momento non esiste ancora un testo definitivo.

Cosa cambia dopo il voto del 15 settembre

Lo stop al Clarity Act aumenta il peso delle iniziative amministrative della SEC, ma non elimina l’incertezza legislativa. Nel breve periodo, gli operatori guarderanno alla capacità dell’agenzia di trasformare le proposte in regole applicabili e alla possibilità che il Congresso riapra il confronto dopo le elezioni di metà mandato.

Per il mercato crypto statunitense si apre quindi una fase a doppio binario. Da un lato, la SEC prova a costruire un quadro operativo su emissioni, registri digitali e custodia. Dall’altro, la mancata approvazione della legge lascia irrisolta la questione più ampia della giurisdizione tra SEC e CFTC e della durata delle nuove regole.

La conseguenza più immediata non è un cambiamento automatico dello status degli asset digitali, ma una maggiore attenzione al calendario regolamentare dell’agenzia. Se le proposte avanzassero, gli Stati Uniti potrebbero offrire all’industria percorsi più prevedibili anche senza una legge organica. Se invece il Congresso tornasse rapidamente sul provvedimento, il lavoro della SEC potrebbe diventare la base tecnica di una futura disciplina federale.

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