La Russia si prepara ad aprire il trading regolamentato di criptovalute sotto la supervisione della Banca centrale, ma con un accesso retail fortemente circoscritto. Un progetto di atto normativo emerso negli ultimi giorni indica Bitcoin, Ethereum e la stablecoin USDT come gli asset destinati, in una prima fase, alla negoziazione da parte degli investitori non qualificati sulle future piattaforme autorizzate.
La misura rappresenta uno dei passaggi più concreti nel processo di normalizzazione del mercato crypto russo. Non si tratta tuttavia di una liberalizzazione generale: il modello delineato dal regolatore combina accesso regolamentato, limiti quantitativi, verifica della conoscenza dei rischi e una selezione preventiva delle criptovalute disponibili.
Il progetto della Banca di Russia
La proposta si inserisce nella nuova disciplina russa sulla circolazione delle criptovalute, approvata nel luglio 2026 e destinata a entrare in vigore il 1° settembre 2026. La legge prevede che le operazioni siano effettuate tramite intermediari regolamentati e distingue tra investitori qualificati e non qualificati.
Per i clienti retail, il limite indicato è di 300.000 rubli l’anno attraverso un singolo intermediario. Prima di poter operare sarà inoltre necessario superare un test dedicato alla valutazione della comprensione dei rischi. Gli investitori qualificati potranno invece accedere a un universo più ampio di criptovalute e non saranno soggetti allo stesso tetto annuale sugli acquisti, pur dovendo anch’essi superare le procedure previste dal nuovo regime.
L’elenco degli asset non deve essere considerato definitivo. Le informazioni disponibili riguardano un progetto sottoposto a consultazione e, quindi, ancora modificabile prima dell’adozione finale. La selezione dovrebbe basarsi su criteri come capitalizzazione di mercato, liquidità, storico dei prezzi e ampiezza degli scambi. La presenza di USDT, in particolare, mostra che il regolatore intende includere almeno una stablecoin tra gli strumenti accessibili alla clientela non professionale.
Perché la scelta di Bitcoin, Ethereum e USDT è rilevante
La lista iniziale ha un significato più istituzionale che speculativo. Bitcoin ed Ethereum sono i due principali asset dell’ecosistema per capitalizzazione, liquidità e riconoscibilità globale. USDT, invece, è una delle principali infrastrutture di regolamento del mercato crypto e viene utilizzata come strumento di trasferimento e conservazione del valore in numerosi mercati emergenti.
L’inclusione della stablecoin segnala che Mosca non guarda soltanto alla negoziazione direzionale di criptovalute, ma anche alla funzione operativa degli asset digitali. Una stablecoin ancorata al dollaro può facilitare trasferimenti transfrontalieri e attività di conversione, anche se la sua presenza in un mercato regolamentato non equivale al riconoscimento come moneta legale o mezzo di pagamento domestico.
Il quadro russo mantiene infatti una distinzione netta tra trading e pagamenti. La normativa approvata prevede l’utilizzo di intermediari regolamentati per acquistare e vendere criptovalute, mentre non trasforma automaticamente gli asset digitali in strumenti utilizzabili per i pagamenti ordinari tra residenti.
Un mercato costruito attorno a intermediari e custodi
La Banca di Russia ha già pubblicato, a fine luglio, una prima serie di progetti per organizzare il nuovo mercato. Il pacchetto include requisiti per gli exchange, per i depositari digitali e per gli operatori delle infrastrutture tecnologiche coinvolte nella registrazione e nel regolamento delle transazioni.
I depositari digitali dovranno rispettare requisiti patrimoniali minimi variabili in funzione dei servizi offerti. Il regolatore prevede inoltre la creazione di registri dedicati e regole per la gestione degli account digitali, la registrazione degli aventi diritto e la conservazione delle informazioni sulle operazioni.
La struttura assomiglia, almeno sul piano infrastrutturale, a quella dei mercati finanziari tradizionali. Gli exchange avrebbero il compito di eseguire gli scambi e calcolare prezzi di mercato e prezzi medi ponderati, mentre i depositari registrerebbero i diritti sugli asset e supporterebbero le attività post-trade.
La regolamentazione russa tra apertura e controllo
La decisione mostra il compromesso raggiunto tra l’approccio restrittivo storico della Banca di Russia e la volontà del governo di costruire un canale legale per la circolazione degli asset digitali. Il mercato non viene lasciato completamente fuori dal sistema finanziario, ma viene ricondotto dentro un perimetro controllato dallo Stato.
La logica è diversa da quella adottata dall’Unione europea con MiCA o dagli Stati Uniti nei progetti di riforma della struttura di mercato. In Russia, almeno nella fase iniziale, la priorità non sembra essere la definizione di un regime generale per tutti gli operatori globali, quanto la creazione di un’infrastruttura nazionale capace di filtrare gli asset, identificare gli intermediari e separare il trattamento degli investitori retail da quello dei clienti qualificati.
La scelta potrebbe ridurre il rischio di esposizione del pubblico a token illiquidi o altamente speculativi, ma limita anche la concorrenza tra piattaforme e la varietà degli strumenti disponibili. Inoltre, la presenza di una lista ristretta non elimina i rischi legati alla custodia, alla volatilità, alla liquidità e alla stabilità delle stablecoin.
Le possibili conseguenze per il mercato crypto
Nel breve periodo, l’impatto diretto sui prezzi globali di Bitcoin ed Ethereum dovrebbe essere contenuto: il tetto agli acquisti retail limita infatti la capacità del nuovo canale di generare flussi di capitale rilevanti. Il valore principale dell’iniziativa è regolamentare e geopolitico.
La Russia si prepara a riconoscere un ruolo operativo agli asset digitali senza adottarli come moneta domestica. Questo potrebbe favorire la nascita di piattaforme locali, servizi di custodia e infrastrutture di regolamento, ma anche aumentare l’attenzione internazionale sulla provenienza dei fondi, sui controlli antiriciclaggio e sul rischio che gli asset digitali siano utilizzati per aggirare restrizioni finanziarie.
Per ora, il punto decisivo resta la natura provvisoria del progetto. L’elenco degli asset, i criteri di ammissione, il limite per gli investitori non qualificati e le regole applicabili agli intermediari potranno cambiare durante il processo di consultazione. La data del 1° settembre 2026 indica l’obiettivo operativo del nuovo regime, non la conclusione definitiva di tutti i passaggi normativi.


