HM Revenue and Customs ha intensificato la pressione fiscale sul mercato delle criptovalute nel Regno Unito. Nell’anno fiscale 2025-2026 l’autorità britannica ha inviato 81.172 lettere, email e messaggi a investitori crypto che potrebbero non aver dichiarato correttamente profitti, vendite o scambi di asset digitali. Il dato, ottenuto attraverso una richiesta di accesso agli atti e riportato dalla BBC, segnala un forte aumento rispetto agli anni precedenti e arriva in una fase in cui gli obblighi di raccolta dati degli exchange stanno diventando più estesi.
Gli avvisi non equivalgono automaticamente a una sanzione né dimostrano che il destinatario abbia evaso le imposte. Si tratta di comunicazioni di compliance, spesso definite “nudge letters”, con cui HMRC invita il contribuente a verificare le proprie operazioni, correggere eventuali errori e regolarizzare la posizione fiscale quando necessario. Secondo la ricostruzione pubblicata il 19 agosto 2026, il numero complessivo degli avvisi è quasi triplicato rispetto al 2024. ([finance.yahoo.com](https://finance.yahoo.com/markets/crypto/articles/81-000-warning-letters-sent-161450284.html?utm_source=openai))
Perché gli avvisi riguardano anche gli scambi crypto-crypto
Uno degli aspetti più rilevanti per gli investitori è che, nel sistema fiscale britannico, la conversione di una criptovaluta in un’altra può costituire una disposizione fiscalmente rilevante. Non è quindi necessario convertire Bitcoin, Ether o un altro token in sterline perché si produca un possibile evento imponibile: anche lo scambio tra due asset digitali può richiedere il calcolo di una plusvalenza o di una perdita.
Questo meccanismo crea difficoltà soprattutto per gli utenti che hanno effettuato numerose operazioni su più piattaforme, trasferito token tra exchange e wallet oppure utilizzato stablecoin come strumento intermedio. Il risultato economico apparente dell’investitore può non coincidere con il risultato fiscale: un portafoglio ancora composto da criptovalute, senza prelievi in valuta fiat, può comunque aver generato una serie di disposizioni da ricostruire e dichiarare.
Le lettere di HMRC sembrano inserirsi in questo contesto. L’autorità dispone già di informazioni ottenute dagli operatori e può confrontarle con le dichiarazioni presentate dai contribuenti. La presenza di un’anomalia non significa necessariamente che vi sia un debito d’imposta: può dipendere da dati incompleti, da una diversa classificazione delle operazioni o da un calcolo errato della base di costo. Proprio per questo l’avviso invita a controllare la propria posizione prima che il caso si trasformi in un’attività di verifica più formale. ([finance.yahoo.com](https://finance.yahoo.com/markets/crypto/articles/81-000-warning-letters-sent-161450284.html?utm_source=openai))
Il passaggio successivo è il Crypto-Asset Reporting Framework
La campagna di comunicazioni arriva mentre il Regno Unito sta applicando il Crypto-Asset Reporting Framework, il modello internazionale sviluppato dall’OCSE per aumentare la trasparenza fiscale sulle attività digitali. Dal 1° gennaio 2026 i crypto-asset service provider soggetti alle regole britanniche devono raccogliere informazioni sui clienti e sulle transazioni rilevanti. Il primo ciclo di reporting riguarderà l’anno solare 2026, con comunicazioni a HMRC previste nel 2027. ([gov.uk](https://www.gov.uk/hmrc-internal-manuals/cryptoassets-manual/crypto49000?utm_source=openai))
Il sistema richiede agli operatori di svolgere attività di due diligence, identificare la residenza fiscale degli utenti e raccogliere dati sulle transazioni effettuate attraverso i servizi coperti dalla normativa. Le informazioni possono riguardare acquisti, vendite, scambi e trasferimenti effettuati tramite intermediari soggetti agli obblighi di reporting. L’obiettivo è ridurre il divario informativo tra contribuenti e autorità, soprattutto quando le operazioni sono distribuite tra giurisdizioni differenti.
Il calendario è importante. Gli 81.172 avvisi comunicati nelle ultime ore si riferiscono a un’attività di controllo già in corso, basata su informazioni disponibili a HMRC. Il CARF, invece, dovrebbe aumentare ulteriormente la quantità e la sistematicità dei dati ricevuti dall’autorità, rendendo più semplice individuare differenze tra l’attività registrata sulle piattaforme e quanto riportato nelle dichiarazioni fiscali.
Un segnale anche per gli exchange e per i wallet non custodial
Per le piattaforme centralizzate il nuovo quadro implica una maggiore attenzione alla qualità dei dati raccolti, alla verifica dell’identità fiscale dei clienti e alla tracciabilità delle operazioni. Gli exchange dovranno inoltre gestire correttamente i casi in cui un utente opera attraverso più conti o trasferisce asset verso indirizzi esterni alla piattaforma.
Il CARF non trasforma automaticamente ogni wallet personale in un intermediario soggetto agli stessi obblighi di un exchange. Tuttavia, l’attività svolta tramite un operatore coperto dal sistema può lasciare una traccia informativa più completa anche quando gli asset vengono successivamente trasferiti verso un wallet self-custody. La distinzione tra detenzione personale e utilizzo di servizi di intermediazione resta quindi importante, ma non equivale a una garanzia di invisibilità fiscale.
Dal punto di vista degli investitori, la conseguenza più concreta è la necessità di conservare una documentazione coerente: date e prezzi di acquisto, trasferimenti, commissioni, scambi tra token e conversioni in valuta. La ricostruzione può diventare complessa quando mancano dati storici o quando lo stesso asset è stato movimentato tra piattaforme diverse. Un controllo incrociato tra estratti conto, cronologia degli exchange e wallet può aiutare a individuare le operazioni che richiedono una verifica, ma non sostituisce l’interpretazione della normativa applicabile.
La portata della stretta fiscale
Il messaggio politico e amministrativo è chiaro: per HMRC la crescita del mercato crypto non riduce gli obblighi fiscali ordinari. Bitcoin, Ether, stablecoin e altri asset digitali possono essere utilizzati con strumenti tecnologicamente nuovi, ma le operazioni continuano a essere valutate secondo le regole fiscali vigenti nel Regno Unito.
La quantità di comunicazioni inviate non consente, da sola, di stimare l’ammontare delle imposte recuperabili. Indica però che il fisco britannico sta spostando l’attività dalla semplice informazione generale verso controlli mirati basati sui dati. L’arrivo del CARF può rafforzare questa tendenza nel 2027, quando HMRC inizierà a ricevere i primi report relativi alle operazioni del 2026.
Per il settore crypto europeo, il caso britannico rappresenta un’anticipazione di una dinamica più ampia. Nell’Unione europea la DAC8 applica dal 1° gennaio 2026 obblighi di raccolta e scambio automatico di informazioni sulle transazioni crypto, con i primi scambi riferiti al 2026 attesi entro il 30 settembre 2027. La direzione comune è quella di una maggiore trasparenza transfrontaliera, mentre la responsabilità di ricostruire e dichiarare correttamente la propria posizione resta in capo al contribuente. ([taxation-customs.ec.europa.eu](https://taxation-customs.ec.europa.eu/taxation/tax-transparency-cooperation/administrative-co-operation-and-mutual-assistance/directive-administrative-cooperation-dac/dac8_en?prefLang=ga&utm_source=openai))


