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Europa

Polonia, il Parlamento non supera il terzo veto: la legge crypto resta bloccata mentre MiCA è già operativo

Il Sejm polacco non ha raggiunto la maggioranza necessaria per annullare il terzo veto presidenziale alla legge nazionale sugli asset digitali. Il Paese resta senza un’autorità nazionale…

di Redazione · 06 set 2026 · 7 letture
Polonia, il Parlamento non supera il terzo veto: la legge crypto resta bloccata mentre MiCA è già operativo

La Polonia resta l’unico Paese dell’Unione europea senza un quadro nazionale pienamente operativo per l’applicazione di MiCA. Venerdì 4 settembre 2026 il Sejm, la camera bassa del Parlamento di Varsavia, non ha raggiunto la maggioranza dei tre quinti necessaria per superare il terzo veto del presidente Karol Nawrocki alla legge sul mercato dei criptoattivi.

Il voto ha lasciato in vigore il veto presidenziale e ha nuovamente bloccato il provvedimento che avrebbe dovuto definire le procedure nazionali per l’attuazione del regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività. Secondo i dati riportati dopo la votazione, 241 deputati hanno sostenuto il superamento del veto, mentre sarebbero serviti 266 voti. Il risultato conferma così una situazione già considerata anomala nel mercato europeo: MiCA è direttamente applicabile anche in Polonia, ma il Paese non dispone ancora di un’autorità nazionale incaricata di gestire in modo completo il sistema autorizzativo e di vigilanza previsto dal regolamento.

Il nodo istituzionale

La questione non riguarda l’entrata in vigore di MiCA, che è un regolamento europeo direttamente applicabile negli Stati membri. Il problema riguarda piuttosto il recepimento degli aspetti organizzativi e procedurali necessari per rendere pienamente funzionante il regime nazionale.

Il disegno di legge avrebbe dovuto individuare la Komisja Nadzoru Finansowego, l’autorità polacca di vigilanza finanziaria, come organismo competente per la supervisione di gran parte delle attività disciplinate da MiCA. Tra le responsabilità previste figuravano l’esame delle domande di autorizzazione dei fornitori di servizi per le cripto-attività, i controlli sugli operatori e l’adozione di misure contro le violazioni delle regole europee.

Il 4 settembre l’ufficio polacco di vigilanza finanziaria ha pubblicato un nuovo documento sul mancato conferimento dell’incarico a un’autorità nazionale competente. Il comunicato conferma che, in assenza della legge attuativa, la Polonia non ha ancora designato l’organismo incaricato della vigilanza sul mercato crypto, con l’eccezione di alcune competenze relative agli emittenti di token classificati come moneta elettronica.

MiCA è comunque applicabile

Il blocco parlamentare non sospende gli obblighi sostanziali previsti dal regolamento europeo. Dal 1° luglio 2026 è terminato il periodo transitorio che consentiva agli operatori già attivi secondo le precedenti norme nazionali di continuare a prestare servizi in attesa dell’autorizzazione MiCA. Dopo quella data, un fornitore che offre servizi a clienti dell’Unione deve disporre di una base giuridica compatibile con il nuovo regime europeo.

In pratica, l’assenza di una legge nazionale non crea una deroga per le imprese polacche. Gli operatori devono continuare a rispettare gli obblighi europei applicabili, ma incontrano maggiori difficoltà nel presentare le domande e nel definire il rapporto con l’autorità nazionale di riferimento. La situazione può inoltre complicare la pianificazione delle attività transfrontaliere e l’eventuale accesso al passaporto europeo previsto per i fornitori autorizzati.

La stessa autorità polacca aveva già avvertito che l’iscrizione nel registro nazionale delle attività in valuta virtuale non equivale a un’autorizzazione MiCA e non consente, dopo la fine del periodo transitorio, di offrire liberamente servizi regolamentati ai clienti dell’Unione. Il vecchio registro nazionale non può quindi sostituire la licenza europea.

Perché la vicenda interessa il mercato europeo

Il caso polacco mette in evidenza una delle principali tensioni emerse nella fase successiva alla piena applicazione di MiCA: il regolamento è armonizzato a livello europeo, ma la sua attuazione pratica dipende ancora in parte dalle strutture amministrative e dalle scelte legislative dei singoli Stati.

Per gli operatori internazionali, la mancanza di un’autorità nazionale chiaramente investita dei poteri previsti dal regolamento può aumentare l’incertezza sui tempi autorizzativi e sulle modalità di controllo. Per le imprese già presenti in Polonia, il problema riguarda soprattutto la possibilità di operare con una base regolamentare stabile e di competere sul mercato unico alle stesse condizioni dei fornitori autorizzati in altri Paesi.

La conseguenza potenziale non è necessariamente l’uscita degli operatori dal mercato polacco. Le imprese con autorizzazione MiCA ottenuta in un altro Stato membro possono continuare a valutare l’operatività transfrontaliera secondo le regole europee e le procedure previste dal regolamento. Tuttavia, la situazione riduce la chiarezza del quadro locale e rende più complesso il rapporto con le autorità nazionali, soprattutto per i soggetti che intendono stabilire la propria sede o ottenere l’autorizzazione direttamente in Polonia.

Il confronto sulle regole nazionali

Il presidente Nawrocki aveva contestato in precedenza alcuni poteri attribuiti alla vigilanza polacca dal testo approvato dal Parlamento, sostenendo che il provvedimento introducesse strumenti troppo estesi per bloccare attività, siti web o fondi dei clienti. Il governo, al contrario, ha difeso la legge come necessaria per aumentare la trasparenza del mercato, contrastare frodi e abusi e garantire un’applicazione effettiva delle regole europee.

Il terzo mancato superamento del veto chiude, almeno per il momento, l’ultimo tentativo parlamentare di sbloccare il testo. Non è però una modifica del regolamento MiCA e non elimina gli obblighi già applicabili agli operatori. La vicenda apre piuttosto un problema di coordinamento tra diritto europeo e organizzazione nazionale della vigilanza.

Per il mercato crypto europeo, la Polonia rappresenta quindi un caso da seguire non tanto per l’impatto immediato sui prezzi degli asset digitali, quanto per le conseguenze sulla certezza normativa. La piena efficacia di MiCA dipende anche dalla capacità degli Stati membri di garantire autorità competenti, procedure autorizzative funzionanti e controlli coerenti. Finché Varsavia non colmerà questo vuoto istituzionale, il mercato polacco resterà il principale punto di frizione nell’architettura regolamentare europea delle criptovalute.

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