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Nuova Zelanda, ACT propone l’esenzione fiscale per le plusvalenze crypto detenute oltre 12 mesi

Il partito neozelandese ACT presenta una proposta per introdurre una soglia temporale semplice: i guadagni su determinati asset digitali detenuti per almeno un anno non sarebbero tassati…

di Redazione · 27 ago 2026 · 12 letture
Nuova Zelanda, ACT propone l’esenzione fiscale per le plusvalenze crypto detenute oltre 12 mesi

Il partito neozelandese ACT ha presentato una proposta di riforma fiscale che potrebbe cambiare il trattamento delle criptovalute per gli investitori retail. Il piano, pubblicato il 27 agosto 2026 all’interno della strategia “Unlocking New Zealand’s Digital Economy”, prevede l’introduzione di una regola temporale di 12 mesi per gli investimenti personali in determinati asset digitali.

Secondo la proposta, i guadagni realizzati su un asset digitale qualificato detenuto per almeno un anno non sarebbero tassati in base a questa specifica regola. L’obiettivo dichiarato è sostituire l’attuale approccio, considerato complesso e incerto per gli investitori occasionali, con un criterio più semplice da applicare e da comprendere.

La misura non è una norma già approvata. Si tratta di una proposta politica presentata da ACT, partito che fa parte della maggioranza di governo neozelandese, ma la sua eventuale entrata in vigore richiederebbe un successivo iter legislativo e l’approvazione del Parlamento.

Che cosa cambierebbe per gli investitori

Il punto centrale del piano è la distinzione tra investimento di lungo periodo e attività di trading. ACT propone che una persona fisica possa beneficiare dell’esenzione dopo aver mantenuto l’asset digitale per almeno 12 mesi, a condizione che rientri nella categoria degli investimenti qualificati prevista dalla futura disciplina.

La proposta non mira invece a esentare in modo generalizzato i profitti derivanti da attività professionali, operazioni frequenti o gestione d’impresa. Il trading professionale e le attività condotte con finalità commerciali resterebbero pienamente imponibili, secondo quanto indicato dal partito.

La differenza è rilevante perché l’ordinamento neozelandese tratta già le crypto-attività come una forma di proprietà ai fini fiscali. L’Inland Revenue considera generalmente imponibili i proventi derivanti dalla vendita, dallo scambio o dalla negoziazione di criptovalute, con il reddito prodotto che confluisce nel calcolo fiscale annuale del contribuente.

ACT sostiene che un criterio basato sul periodo di detenzione ridurrebbe l’incertezza per i piccoli investitori e renderebbe più prevedibile il trattamento delle operazioni di lungo termine. Il partito propone inoltre un’esenzione distinta per gli acquisti di basso valore effettuati utilizzando asset digitali, con l’obiettivo di evitare che ogni transazione quotidiana generi obblighi amministrativi sproporzionati rispetto all’imposta eventualmente dovuta.

La proposta arriva mentre aumenta la tracciabilità fiscale

Il progetto di ACT si inserisce in una fase in cui la Nuova Zelanda sta rafforzando, e non riducendo, la capacità dell’amministrazione fiscale di ricostruire le attività crypto dei contribuenti.

Dal 1° aprile 2026, i crypto-asset service provider neozelandesi soggetti agli obblighi di reporting devono raccogliere informazioni sugli utenti, sulla loro residenza fiscale e sulle transazioni rilevanti. Il primo periodo di riferimento copre l’intervallo dal 1° aprile 2026 al 31 marzo 2027, mentre il primo rapporto destinato all’Inland Revenue dovrà essere presentato entro il 30 giugno 2027.

Il sistema si basa sul Crypto-Asset Reporting Framework dell’OCSE, progettato per aumentare lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali. In pratica, l’amministrazione neozelandese punta a ricevere una visione più completa anche delle operazioni effettuate dai propri residenti attraverso intermediari esteri, nei limiti previsti dagli accordi internazionali.

La possibile esenzione proposta da ACT avrebbe quindi effetto sul calcolo dell’imposta, ma non eliminerebbe necessariamente gli obblighi di identificazione e comunicazione delle transazioni. Anche in presenza di un regime più favorevole, gli intermediari potrebbero continuare a essere tenuti a raccogliere e trasmettere dati sulle operazioni.

Un cambio di direzione rispetto alla linea dell’Inland Revenue

La proposta politica si colloca in apparente contrasto con la campagna avviata dall’Inland Revenue nel 2026 per invitare gli investitori crypto a regolarizzare la propria posizione fiscale. L’autorità ha dichiarato di aver individuato centinaia di migliaia di utenti neozelandesi coinvolti in attività crypto e di voler utilizzare una maggiore disponibilità di dati per verificare la coerenza tra transazioni e dichiarazioni dei redditi.

Il messaggio dell’amministrazione è stato finora basato sull’applicazione delle regole esistenti: i guadagni derivanti da vendita, scambio o negoziazione di crypto-attività sono generalmente imponibili e devono essere inclusi nel reddito annuale quando ricorrono i presupposti fiscali.

ACT propone invece di introdurre una linea di demarcazione più netta tra chi investe con un orizzonte temporale di lungo periodo e chi opera sul mercato in modo sistematico. La finalità è politica ed economica: rendere la Nuova Zelanda più competitiva per la finanza digitale, favorire l’uso di asset tokenizzati e ridurre quelli che il partito considera ostacoli fiscali all’innovazione.

Le questioni ancora aperte

La proposta lascia però da definire alcuni elementi decisivi. Non è ancora chiaro quali asset digitali sarebbero inclusi nella categoria degli strumenti qualificati, come verrebbe calcolata la decorrenza dei 12 mesi e quale trattamento sarebbe riservato a staking, lending, airdrop, wrapped token e operazioni di finanza decentralizzata.

Resta inoltre da stabilire se l’esenzione riguarderebbe soltanto le plusvalenze realizzate in valuta tradizionale oppure anche gli scambi tra diverse crypto-attività. Quest’ultimo punto è particolarmente importante, perché in molti sistemi fiscali la permuta tra token può essere considerata una cessione imponibile anche senza un effettivo incasso in dollari neozelandesi.

Un ulteriore tema riguarda il rischio di riclassificazione. Se il vantaggio fosse applicabile solo agli investimenti personali, l’amministrazione dovrebbe individuare criteri per distinguere un investitore di lungo periodo da un operatore che effettua molte transazioni ma conserva alcune posizioni per più di un anno.

Per il momento, quindi, la notizia riguarda l’indirizzo politico di ACT e non una modifica immediata delle regole fiscali. Gli investitori neozelandesi restano soggetti alla disciplina vigente fino all’eventuale approvazione di una nuova legge. La proposta è comunque rilevante perché porta la tassazione crypto al centro dell’agenda sulla competitività digitale e introduce un modello alternativo rispetto alla crescente raccolta automatica di informazioni prevista dal CARF.

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