Gemini amplia la propria offerta oltre le criptovalute, ma i risultati del secondo trimestre mostrano quanto sia ancora difficile sostenere il business dell’exchange spot. La società ha comunicato il 13 agosto i risultati finanziari relativi ai tre mesi conclusi il 30 giugno 2026, presentando una piattaforma ormai orientata verso un modello multi-asset che comprende crypto, azioni statunitensi, ETF, prediction market e strumenti derivati.
Il dato più significativo riguarda l’estensione dell’universo negoziabile. Secondo la presentazione agli investitori, Gemini ha superato quota 5.000 mercati disponibili tra criptovalute, titoli azionari ed eventi, rispetto a meno di 100 mercati circa un anno fa. L’espansione è stata sostenuta anche dal lancio, nel mese di luglio, del trading senza commissioni su azioni ed ETF statunitensi attraverso la controllata registrata presso la FINRA.
La crescita dell’offerta, tuttavia, si accompagna a una contrazione marcata dell’attività di trading crypto. Il volume complessivo degli scambi è sceso a circa 3,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre, in calo del 40% rispetto al trimestre precedente e del 67% su base annua. La riduzione ha interessato sia il segmento retail sia quello istituzionale, con il volume retail fermo a circa 0,8 miliardi di dollari e quello istituzionale a circa 3 miliardi.
La debolezza dell’exchange spot
Il rallentamento è ancora più evidente osservando la composizione per asset. Il volume legato a Bitcoin si è attestato intorno a 2 miliardi di dollari, mentre quello su Ether è sceso a circa 0,6 miliardi. Gli altri asset digitali hanno generato circa 1,2 miliardi di dollari di scambi. Nel complesso, la contrazione del mercato spot ha ridotto il contributo dell’attività exchange ai ricavi della società.
La presentazione finanziaria indica un exchange revenue di circa 12,4 milioni di dollari nel trimestre, in diminuzione rispetto ai 18,2 milioni registrati nel primo trimestre e ai 20,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Il dato evidenzia la pressione esercitata dalla minore attività di trading sui ricavi legati alle transazioni, che rappresentano ancora una componente importante del modello di Gemini.
La società non ha però interpretato i numeri come un semplice arretramento. La strategia dichiarata è quella di ridurre la dipendenza dai ricavi generati dalle commissioni sul trading spot e costruire una piattaforma di mercato più ampia. Nel secondo trimestre, i ricavi derivanti da servizi e interessi hanno raggiunto circa 26 milioni di dollari, pari al 59% dei ricavi netti, contro il 50% del trimestre precedente.
Prediction market e derivati regolamentati
Uno dei pilastri della nuova strategia è rappresentato dai prediction market. Gemini ha comunicato che il volume dei contratti scambiati su questa attività è aumentato del 93% su base trimestrale. Gli utenti cumulati che hanno effettuato almeno una transazione sui mercati previsionali hanno superato quota 27.000 dal lancio del prodotto, avvenuto nel dicembre 2025.
La società ha inoltre dichiarato di avere triplicato il numero degli operatori di mercato che forniscono liquidità ai prediction market e di avere introdotto nuovi programmi di incentivi per maker e taker. L’obiettivo è migliorare la profondità degli order book e aumentare la frequenza degli scambi, un elemento essenziale per rendere competitiva una piattaforma che non vuole limitarsi alle criptovalute.
Un altro fronte riguarda i derivati. Gemini ha indicato che la propria derivatives clearing organization è diventata operativa ad agosto, mentre i contratti sugli eventi vengono negoziati sul designated contract market della società. È stata inoltre presentata una richiesta per operare come futures commission merchant, anche se l’eventuale ampliamento dei servizi resta subordinato alle autorizzazioni e ai requisiti regolamentari applicabili.
Questi sviluppi consentono a Gemini di muoversi lungo una filiera più integrata: esecuzione degli ordini, mercati regolamentati, compensazione e custodia. Per un exchange, il controllo di più livelli dell’infrastruttura può ridurre la dipendenza da operatori esterni e aumentare le opportunità di ricavo. Allo stesso tempo, richiede investimenti elevati in tecnologia, conformità e gestione del rischio.
La sfida dei costi
Il problema è che l’espansione dell’offerta non ha ancora eliminato le pressioni sui conti. Le spese operative del secondo trimestre sono state pari a circa 122 milioni di dollari, mentre la perdita EBITDA rettificata si è attestata intorno a 64 milioni. Gemini ha comunque sottolineato il miglioramento della disciplina sui costi: le spese operative sono diminuite del 15% rispetto al primo trimestre e del 29% rispetto al picco del quarto trimestre 2025.
Il numero degli utenti mensili che hanno generato attività o ricavi è rimasto intorno a 590.000, con una lieve flessione trimestrale ma una crescita dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La società ha inoltre segnalato un aumento quasi doppio, su base annua, degli utenti che utilizzano più di un prodotto tra exchange spot, carta, prediction market e staking.
È proprio questo il punto centrale della strategia Gemini: trasformare l’utente crypto in un cliente più ampio, attivo su più mercati e servizi. L’espansione verso azioni ed ETF può aumentare la frequenza di utilizzo della piattaforma, mentre prediction market e derivati possono offrire nuove fonti di ricavo anche nei periodi in cui il trading spot rallenta.
Per il settore degli exchange, i risultati offrono però anche un’indicazione meno favorevole. L’ampliamento dell’offerta non garantisce automaticamente una crescita dei volumi crypto. Nel secondo trimestre, Gemini ha aumentato il numero dei mercati disponibili mentre il core business dell’exchange registrava una contrazione significativa. La società dovrà quindi dimostrare che la diversificazione può compensare la debolezza delle commissioni spot senza far aumentare eccessivamente i costi operativi.
Il mercato guarderà ora alla capacità di Gemini di convertire la maggiore ampiezza dell’offerta in ricavi ricorrenti, liquidità e utenti multi-prodotto. Il passaggio da exchange crypto a piattaforma multi-asset è già iniziato, ma i dati del trimestre mostrano che la trasformazione è ancora in corso e che il trading di criptovalute rimane il principale banco di prova.


