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Fiscalità

Fisco italiano, il 730/2026 chiarisce come dichiarare plusvalenze e cripto-attività

Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione precompilata 2026 confermano il trattamento fiscale delle operazioni realizzate nel 2025: plusvalenze da cripto-attività nel…

di Redazione · 17 ago 2026 · 11 letture
Fisco italiano, il 730/2026 chiarisce come dichiarare plusvalenze e cripto-attività

Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il modello 730/2026 definiscono con maggiore precisione il percorso dichiarativo riservato alle cripto-attività e alle plusvalenze realizzate nel periodo d’imposta 2025. Il tema è rilevante perché il nuovo quadro operativo si applica al primo anno fiscale completo successivo alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2025, che hanno eliminato la soglia di esenzione di 2.000 euro per le plusvalenze da cripto-attività realizzate dal 1° gennaio 2025.

La documentazione dell’amministrazione finanziaria indica che i guadagni derivanti dalla cessione di cripto-attività devono essere riportati nella sezione dedicata del Quadro T e assoggettati all’imposta sostitutiva del 26 per cento. La stessa sezione riguarda anche gli altri proventi collegati alle cripto-attività quando rientrano nel regime previsto per le plusvalenze finanziarie.

La soglia dei 2.000 euro non vale per il 2025

La distinzione temporale è centrale. Per le plusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2024 continuava a rilevare la soglia prevista dalla disciplina precedente. Per le operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2025, invece, l’Agenzia delle Entrate precisa che le plusvalenze concorrono alla formazione del reddito senza un limite minimo di importo.

In concreto, il passaggio non equivale all’introduzione di una nuova aliquota: il riferimento resta il 26 per cento, ma cambia il momento dal quale ogni plusvalenza fiscalmente rilevante deve essere considerata, anche se di entità contenuta. La modifica rende quindi più importante la ricostruzione completa delle operazioni effettuate durante l’anno, comprese le cessioni, gli scambi e gli utilizzi delle cripto-attività nei casi previsti dalla normativa.

Il costo deve essere documentato

Le istruzioni ricordano inoltre che il costo o valore di acquisto deve essere dimostrato dal contribuente attraverso elementi certi e precisi. In mancanza di una documentazione idonea, il costo fiscalmente riconoscibile può essere considerato pari a zero, con un effetto potenzialmente significativo sulla base imponibile.

La questione riguarda soprattutto chi ha utilizzato più piattaforme, trasferito token tra exchange e wallet personali oppure acquistato cripto-attività in periodi diversi. La semplice disponibilità di un saldo finale non è sufficiente, da sola, a ricostruire il risultato fiscale: servono dati sulle date, sui quantitativi, sui valori di acquisto e di cessione e sulle eventuali commissioni rilevanti.

Monitoraggio e imposta sulle cripto-attività

Il quadro dichiarativo non si limita alle plusvalenze. La documentazione dell’Agenzia delle Entrate prevede anche l’indicazione delle cripto-attività detenute attraverso portafogli, conti digitali o altri sistemi di archiviazione e conservazione. Gli adempimenti rientrano nel monitoraggio fiscale e possono assumere rilievo anche ai fini dell’imposta sul valore delle cripto-attività.

Il Quadro W, dedicato agli investimenti e alle attività finanziarie estere, deve essere utilizzato dai contribuenti residenti in Italia nei casi previsti per le attività detenute all’estero. La compilazione può essere necessaria anche quando non emerge una plusvalenza da dichiarare, perché monitoraggio fiscale e tassazione del reddito sono obblighi distinti.

Un passaggio importante per il mercato italiano

La pubblicazione delle istruzioni per il 730/2026 offre un riferimento operativo in una fase di crescente formalizzazione del mercato. In Italia la disciplina delle cripto-attività si sta sviluppando su più livelli: da una parte le regole fiscali sulle plusvalenze e sul possesso, dall’altra il quadro europeo MiCA e i nuovi obblighi di trasparenza fiscale collegati alla DAC8.

Per gli investitori, la conseguenza più immediata è la necessità di separare tre piani: la determinazione dell’eventuale guadagno, la dichiarazione delle attività detenute e il versamento delle imposte dovute. Confondere questi adempimenti può portare a una dichiarazione incompleta anche quando le operazioni non hanno prodotto profitti.

La novità non modifica le regole di mercato né introduce un nuovo regime per gli exchange. Rafforza però il quadro applicabile alle dichiarazioni relative al 2025 e rende più evidente il passaggio da una gestione basata su soglie e semplificazioni a un sistema nel quale la tracciabilità delle operazioni assume un ruolo decisivo.

Per i contribuenti italiani, il punto più sensibile resta dunque la qualità della documentazione disponibile. La crescente attenzione delle autorità fiscali verso le cripto-attività e l’avvio dei meccanismi europei di scambio automatico delle informazioni rendono sempre meno sostenibile una ricostruzione effettuata soltanto al momento della dichiarazione.

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