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ESMA mette nel mirino i prediction market: per Polymarket e Kalshi il nodo è l’autorizzazione Ue

Nel nuovo rapporto sui rischi dei mercati finanziari, l’Autorità europea degli strumenti finanziari avverte che la commercializzazione dei contratti sugli eventi nell’Unione richiede…

di Redazione · 15 set 2026 · 4 letture
ESMA mette nel mirino i prediction market: per Polymarket e Kalshi il nodo è l’autorizzazione Ue

ESMA alza il livello di attenzione sui prediction market e mette in discussione la possibilità per le principali piattaforme del settore di raggiungere utenti europei senza una specifica autorizzazione. Nel rapporto “Trends, Risks and Vulnerabilities” pubblicato il 10 settembre 2026, l’Autorità europea degli strumenti finanziari sostiene che la commercializzazione e la vendita di contratti sugli eventi nell’Unione richiedono generalmente un’autorizzazione, mentre i principali operatori del comparto non dispongono attualmente del titolo necessario.

Il riferimento riguarda in particolare Polymarket e Kalshi, due piattaforme che hanno costruito una presenza internazionale offrendo contratti legati a elezioni, eventi geopolitici, sport, indicatori economici e altri risultati verificabili. La presa di posizione di ESMA non equivale, da sola, a un ordine di chiusura o a una sanzione. Rappresenta però un avvertimento regolamentare rilevante, perché porta il confronto dal piano della semplice accessibilità online a quello della qualificazione giuridica dei prodotti e dell’autorizzazione necessaria per offrirli agli utenti europei.

La qualificazione del prodotto decide il regime applicabile

Il punto centrale del rapporto è che i contratti sugli eventi non possono essere trattati tutti nello stesso modo. La loro disciplina dipende dalle caratteristiche economiche e tecniche del prodotto, dalla struttura contrattuale, dal sottostante e dalle modalità con cui viene effettuata l’offerta.

In alcuni casi, secondo l’analisi di ESMA, i contratti possono rientrare nella disciplina degli strumenti finanziari prevista da MiFID II. Se invece sono costruiti su infrastrutture blockchain e non presentano le caratteristiche di uno strumento finanziario, può diventare rilevante il quadro del regolamento MiCA. In altri casi ancora, la competenza può ricadere nelle normative nazionali sul gioco e sulle scommesse.

Questa sovrapposizione normativa rende più complesso il modello operativo dei prediction market. Una piattaforma non può determinare il proprio status soltanto sulla base del fatto che il regolamento avvenga tramite smart contract o che il prodotto venga presentato come un servizio informativo. Per le autorità, conta soprattutto la sostanza economica dell’attività: l’utente versa una somma, assume una posizione su un evento e riceve un pagamento predeterminato se l’esito corrisponde alla previsione.

Il problema dei blocchi geografici parziali

ESMA ha inoltre messo in discussione l’efficacia dei blocchi geografici adottati da alcune piattaforme. Polymarket e Kalshi limitano l’accesso in determinati Paesi europei, ma secondo il rapporto le restrizioni non coprono necessariamente tutti gli Stati membri dell’Unione. L’Autorità solleva quindi dubbi sulla capacità di questi sistemi di impedire in modo coerente la prestazione transfrontaliera di servizi non autorizzati.

Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dall’utilizzo delle reti private virtuali. Anche quando una piattaforma dichiara di impedire l’accesso da determinate giurisdizioni, gli utenti possono tentare di mascherare la propria posizione geografica. Per il regolatore, la semplice presenza di un filtro tecnico non è sufficiente a dimostrare il rispetto degli obblighi europei, soprattutto quando il servizio viene distribuito online e può essere raggiunto da più Paesi contemporaneamente.

La questione è particolarmente importante per il modello di passaporto europeo previsto da MiCA. Una piattaforma autorizzata come crypto-asset service provider in uno Stato membro può, in linea generale e nei limiti dei servizi autorizzati, operare anche negli altri Paesi dell’area economica europea. Il problema dei prediction market è però preliminare: prima di discutere il passaporto, occorre stabilire se il prodotto sia effettivamente un crypto-asset o un servizio disciplinato da MiFID II, oppure se appartenga al settore del gioco regolato a livello nazionale.

Rischi di manipolazione e insider trading

Nel rapporto, ESMA richiama anche i rischi di abuso di mercato. I prediction market possono essere esposti a insider trading, manipolazione, spoofing e wash trading, soprattutto quando gli utenti operano su eventi sensibili e le informazioni rilevanti sono concentrate nelle mani di soggetti direttamente coinvolti.

Il rischio può risultare più difficile da controllare sulle piattaforme decentralizzate o basate su blockchain, dove la partecipazione pseudonima e i controlli di identità meno uniformi possono complicare l’individuazione dei comportamenti sospetti. Anche la verifica dell’esito dell’evento può creare controversie: la fonte dei dati, le regole di risoluzione e il funzionamento dello smart contract diventano elementi determinanti per stabilire chi debba essere pagato e quando.

ESMA osserva che alcune piattaforme hanno introdotto regole contro l’insider trading e altre pratiche manipolative. Tuttavia, secondo l’impostazione del rapporto, le misure interne adottate dagli operatori non sostituiscono un quadro di autorizzazione e supervisione. La capacità di intervenire dopo l’incidente non elimina il rischio derivante da controlli preventivi insufficienti.

Perché la presa di posizione conta per il mercato crypto

La vicenda interessa il settore crypto perché i prediction market rappresentano uno dei casi in cui la tecnologia blockchain tende a spingere un prodotto verso confini regolamentari già esistenti, invece di creare necessariamente una categoria completamente nuova. La presenza di token, wallet e smart contract non esclude che l’attività possa essere valutata come servizio finanziario o come prodotto di gioco.

Per gli operatori, il rapporto aumenta il rischio di dover rivedere l’accesso al mercato europeo, le procedure di verifica della clientela, i sistemi di geolocalizzazione e la struttura dei contratti. Per gli utenti, l’avvertimento indica che la disponibilità tecnica di una piattaforma non coincide con la sua autorizzazione a prestare servizi nell’Unione.

La pubblicazione non annuncia un divieto generalizzato imposto da ESMA a Polymarket o Kalshi. Il possibile sviluppo successivo è piuttosto un aumento del coordinamento tra l’Autorità europea e i supervisori nazionali, chiamati a valutare caso per caso la natura dei prodotti e le modalità di distribuzione. Se i contratti venissero classificati come strumenti finanziari, potrebbero entrare in gioco gli obblighi MiFID II e le restrizioni applicabili ai prodotti complessi destinati alla clientela retail. Se invece prevalesse la qualificazione come crypto-asset, il confronto si sposterebbe verso MiCA e le relative autorizzazioni. In entrambi i casi, il modello fondato sull’accesso transfrontaliero senza una licenza europea appare esposto a una pressione regolamentare crescente.

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