Il confronto sull’accesso delle banche crypto all’infrastruttura finanziaria statunitense si sposta davanti alla Corte Suprema. Il 12 e il 13 agosto 2026, nel procedimento Custodia Bank contro Federal Reserve Board of Governors e Federal Reserve Bank of Kansas City, sono stati depositati tre nuovi atti di parte: uno della Blockchain Association, uno della Digital Chamber e uno firmato dalla senatrice Cynthia Lummis insieme all’ex senatore Patrick Toomey.
Il caso non riguarda direttamente la classificazione di Bitcoin o di altri token come titoli o commodity. La questione è più strutturale: stabilire se le banche autorizzate a livello statale, ma idonee a operare nel sistema bancario, abbiano un diritto effettivo ad accedere ai cosiddetti master account della Federal Reserve oppure se le dodici banche regionali della Fed dispongano di un’ampia discrezionalità per rifiutare le richieste.
Il nodo dei master account
Un master account consente a un istituto di credito di collegarsi direttamente ai servizi di pagamento della Federal Reserve. Attraverso questo accesso, una banca può utilizzare infrastrutture come Fedwire, FedNow e i servizi di regolamento e compensazione collegati al sistema della banca centrale.
Per una banca tradizionale si tratta di un’infrastruttura ordinaria. Per un istituto come Custodia Bank, che ha costruito il proprio modello attorno alla custodia di asset digitali e ai servizi finanziari collegati alla blockchain, l’accesso diretto è invece una componente centrale dell’operatività. Senza un master account, la banca deve appoggiarsi a un altro istituto con accesso alla Fed, sostenendo costi aggiuntivi e assumendo rischi legati alla controparte e alla stabilità della relazione bancaria.
Custodia, istituto con sede in Wyoming, ha ottenuto una licenza statale specifica per operare nel settore della custodia e dei servizi finanziari digitali. La Federal Reserve, tuttavia, ha respinto la richiesta di accesso diretto ai propri servizi. La banca ha contestato la decisione, sostenendo che il Monetary Control Act del 1980 imponga alla Fed di rendere disponibili i propri servizi agli istituti di deposito idonei.
Le nuove iniziative degli esponenti crypto
Nel brief depositato il 12 agosto, la Blockchain Association sostiene che la decisione della Corte d’Appello del Decimo Circuito abbia riconosciuto alla Federal Reserve un potere eccessivamente ampio. Secondo l’associazione, il rifiuto di un master account può trasformarsi in un veto federale sulle scelte di uno Stato che abbia autorizzato una banca specializzata in asset digitali.
La tesi dell’organizzazione è che l’accesso ai servizi di pagamento non dovrebbe dipendere dal settore economico servito dalla banca, ma dall’idoneità dell’istituto e dai requisiti previsti dalla legge. Nel documento, l’associazione collega il caso anche al tema del cosiddetto debanking del comparto crypto, sostenendo che le politiche adottate negli anni passati dalle autorità bancarie abbiano reso più difficile per le imprese digitali ottenere e mantenere relazioni con gli istituti tradizionali.
La Digital Chamber ha depositato un atto con una linea simile. Nel documento evidenzia che molti operatori del settore degli asset digitali sono stati collocati nella categoria di rischio più elevata prevista dalle linee guida della Federal Reserve per la valutazione delle richieste di accesso. Secondo l’organizzazione, questa impostazione avrebbe prodotto procedure lunghe, poco trasparenti e difficili da prevedere.
La Digital Chamber richiama anche la decisione della Federal Reserve Bank of Kansas City di concedere nel marzo 2026 un accesso limitato a Kraken Financial, un’altra banca del Wyoming orientata ai servizi digitali. Il confronto tra il caso Kraken e quello Custodia viene presentato come un esempio di possibile disomogeneità nelle decisioni: secondo l’associazione, istituti con caratteristiche simili possono ricevere trattamenti differenti senza che siano chiariti in modo sufficiente i criteri applicati.
L’intervento di Lummis e Toomey
L’atto depositato dalla senatrice Cynthia Lummis e dall’ex senatore Patrick Toomey si concentra soprattutto sull’interpretazione di una disposizione approvata dal Congresso nel 2022. La norma obbliga la Federal Reserve a pubblicare un database con le richieste di master account e il relativo stato, indicando se siano state approvate, respinte, ritirate o siano ancora pendenti.
Secondo i due esponenti politici, questa disposizione è stata concepita come un obbligo di trasparenza e non come una concessione di nuovi poteri discrezionali alle banche regionali della Fed. La loro critica alla decisione del Decimo Circuito è precisa: il fatto che il Congresso abbia imposto di rendere pubblici anche i rifiuti non significherebbe che abbia autorizzato la Federal Reserve a respingere liberamente le richieste di istituti altrimenti idonei.
Nel brief, Lummis e Toomey sostengono inoltre che una simile interpretazione potrebbe avere conseguenze oltre il settore crypto. Se un obbligo di comunicazione venisse utilizzato dai tribunali come prova dell’esistenza di un potere sostanziale dell’agenzia, lo stesso ragionamento potrebbe essere applicato ad altri ambiti della regolamentazione federale.
La posizione della Federal Reserve e il nuovo conto di pagamento
La Federal Reserve ha avviato nel maggio 2026 una proposta per introdurre una forma di conto di pagamento con servizi più limitati rispetto a un master account. L’obiettivo dichiarato è ampliare alcune possibilità di accesso riducendo i tempi e i costi per determinati istituti, ma senza rinunciare del tutto alla discrezionalità delle banche regionali.
Per gli amici di Custodia, questa soluzione non risolverebbe il problema giuridico. Il nuovo conto avrebbe infatti caratteristiche più ristrette e non eliminerebbe l’incertezza sull’accesso pieno ai servizi della Fed. Nei documenti viene inoltre ricordato che la proposta prevede una pausa nelle decisioni riguardanti alcune categorie di istituti, con l’aspettativa che il congelamento possa terminare entro il 31 dicembre 2026.
Il punto è particolarmente rilevante per gli emittenti di stablecoin e per le banche che intendono custodire riserve o regolare transazioni digitali. La Digital Chamber osserva che il GENIUS Act consente agli emittenti autorizzati di detenere parte delle riserve in un conto presso una Federal Reserve Bank. L’accesso diretto all’infrastruttura della banca centrale potrebbe quindi diventare un elemento importante anche nell’attuazione del nuovo quadro federale sulle stablecoin.
Un passaggio ancora preliminare, ma decisivo
La Corte Suprema non ha ancora deciso se esaminare il ricorso di Custodia. La richiesta di certiorari è stata depositata il 10 luglio 2026. Il termine per la risposta delle autorità coinvolte, inizialmente fissato al 13 agosto, è stato prorogato all’11 settembre. I nuovi brief non rappresentano dunque una sentenza né indicano che la Corte abbia già accettato il caso.
Il loro peso è però significativo perché portano davanti ai giudici una questione che va oltre il destino di una singola banca. Una decisione favorevole a Custodia potrebbe rafforzare la posizione degli istituti crypto autorizzati dagli Stati e limitare il margine di discrezionalità della Federal Reserve. Un rifiuto di esaminare il ricorso, o una conferma della linea del Decimo Circuito, lascerebbe invece in piedi un sistema nel quale l’accesso diretto ai pagamenti della banca centrale può dipendere da valutazioni regolamentari difficili da prevedere.
Per il mercato degli asset digitali, il caso rappresenta quindi un fronte regolamentare distinto rispetto alle discussioni su titoli, commodity e stablecoin. La posta in gioco riguarda l’accesso alla struttura bancaria di base: senza canali di pagamento stabili e diretti, anche un quadro normativo più favorevole per l’emissione o la negoziazione di token rischierebbe di non tradursi in una piena integrazione della crypto economy nel sistema finanziario statunitense.


