La Commodity Futures Trading Commission prepara una possibile via regolamentare autonoma per il mercato crypto statunitense. Alla prima riunione dell’Innovation Advisory Committee, svolta il 20 agosto 2026 a Washington, il presidente Michael S. Selig ha dichiarato che l’agenzia inizierà a elaborare un quadro per gli asset digitali anche utilizzando i poteri già previsti dalla legislazione vigente, nel caso in cui il Congresso non riesca ad approvare il CLARITY Act.
La dichiarazione non equivale ancora alla pubblicazione di una proposta normativa. Selig ha però indicato con chiarezza la direzione politica e amministrativa della CFTC: concedere al Congresso tempo per completare l’iter legislativo, mantenendo allo stesso tempo pronta un’alternativa regolamentare costruita direttamente dall’autorità sui derivati.
La CFTC non vuole attendere indefinitamente il Congresso
Nel suo intervento, Selig ha definito l’approvazione di una legge bipartisan sulla struttura del mercato crypto come il passaggio più importante per rendere stabile il quadro statunitense. Il riferimento è al CLARITY Act, il provvedimento destinato a distribuire in modo più preciso le competenze tra Securities and Exchange Commission e CFTC e a stabilire regole federali per gli intermediari e le piattaforme di asset digitali.
Il presidente dell’autorità ha tuttavia aggiunto che, se il disegno di legge continuerà a rimanere fermo, la CFTC utilizzerà le proprie competenze per iniziare a costruire un regime dedicato ai mercati crypto. La formulazione è rilevante perché segnala il passaggio da una semplice attività di ascolto dell’industria a una fase di preparazione operativa.
Il percorso annunciato avrebbe comunque limiti precisi. Una regolamentazione adottata dall’agenzia sulla base dei poteri esistenti non sostituirebbe necessariamente una legge federale organica. Potrebbe però intervenire su alcuni segmenti di mercato già riconducibili alla giurisdizione della CFTC, soprattutto quelli legati ai derivati, al trading con leva e alle piattaforme registrate.
Nel mirino le piattaforme crypto e il trading a margine
Uno degli elementi più concreti dell’intervento riguarda la possibilità di designare alcune piattaforme crypto come una nuova tipologia di designated contract market, cioè mercato regolamentato dalla CFTC. Selig ha parlato di un possibile modello definito “crypto asset market”, destinato a consentire la negoziazione di asset digitali con leva o margine secondo regole adattate alle caratteristiche del settore.
La proposta, allo stato attuale, è ancora in fase esplorativa. Non sono stati indicati né un calendario per la pubblicazione di un testo regolamentare né i requisiti precisi che gli operatori dovrebbero rispettare. Resta inoltre da chiarire come la CFTC intenderebbe coordinarsi con la SEC per evitare sovrapposizioni sulla classificazione dei token e sulle attività che possono essere considerate offerte o transazioni in strumenti finanziari.
Il tema è centrale per exchange, broker e operatori istituzionali. Un quadro federale per le piattaforme che offrono prodotti derivati o negoziazione a margine potrebbe ridurre la frammentazione tra licenze statali e autorizzazioni federali. Al tempo stesso, l’ingresso in un perimetro regolamentato comporterebbe obblighi più stringenti su gestione del rischio, segregazione dei fondi, sorveglianza del mercato, resilienza operativa e protezione dei clienti.
La promessa di un percorso per gli sviluppatori on-chain
Il discorso di Selig ha incluso anche la finanza on-chain. Il presidente della CFTC ha riferito di avere incaricato lo staff di confrontarsi con gli sviluppatori di protocolli blockchain per individuare modalità attraverso cui offrire i propri servizi negli Stati Uniti in modo legale e conforme.
Si tratta di un passaggio significativo per il settore DeFi, ma ancora privo di indicazioni tecniche sufficienti per determinare quali protocolli potrebbero beneficiarne. La CFTC non ha chiarito, almeno per ora, se il futuro percorso riguarderà soltanto protocolli collegati a prodotti derivati e commodity oppure se potrà estendersi ad altre forme di finanza decentralizzata.
La questione della responsabilità degli sviluppatori rimane uno dei punti più delicati. Un sistema basato su smart contract, interfacce non custodial e governance distribuita non si adatta facilmente ai modelli tradizionali di registrazione e supervisione. Per questo, qualsiasi iniziativa dell’agenzia dovrà stabilire come distinguere tra software, infrastruttura tecnologica, attività di intermediazione e gestione effettiva di un mercato.
Una settimana di segnali coordinati dagli Stati Uniti
L’annuncio della CFTC arriva dopo una serie di segnali favorevoli a un approccio più orientato alla definizione di regole specifiche per gli asset digitali. Il 18 agosto la SEC aveva presentato la proposta “Regulation Crypto Assets”, con un quadro dedicato a determinate offerte di investment contract collegati a crypto asset. Il provvedimento è distinto dall’iniziativa CFTC, ma conferma la volontà delle autorità statunitensi di adattare gli strumenti regolamentari alle caratteristiche del settore.
Il 19 agosto, inoltre, il Comptroller of the Currency Jonathan Gould aveva evidenziato l’aumento delle richieste di nuove licenze bancarie provenienti da soggetti interessati ad attività legate agli asset digitali. Secondo i dati citati dall’OCC, 23 delle 40 domande ricevute dall’insediamento dell’amministrazione Trump includevano nei rispettivi piani operativi una componente digitale.
Nel complesso, questi sviluppi suggeriscono un orientamento istituzionale più aperto verso l’integrazione tra infrastrutture finanziarie tradizionali e mercati blockchain. Non significa però che il quadro sia già definito. Le proposte dovranno ancora affrontare consultazioni pubbliche, verifiche giuridiche e possibili contestazioni sulla competenza delle singole autorità.
Perché la dichiarazione conta per il mercato crypto
La rilevanza dell’intervento di Selig sta soprattutto nella possibilità che gli Stati Uniti procedano su due binari paralleli. Da una parte, il Congresso potrebbe approvare una legge destinata a fornire una base normativa stabile e difficilmente reversibile. Dall’altra, la CFTC e la SEC potrebbero utilizzare le competenze esistenti per intervenire prima dell’approvazione definitiva del provvedimento.
Per gli operatori, una simile strategia potrebbe accelerare l’accesso al mercato statunitense di exchange, società fintech, emittenti e infrastrutture di trading. Per gli investitori, invece, l’effetto dipenderà dalla qualità delle garanzie introdotte: maggiore chiarezza non coincide automaticamente con minori rischi, soprattutto nei prodotti a leva e nei mercati caratterizzati da elevata volatilità.
Il punto ancora aperto è quindi il rapporto tra rapidità e certezza giuridica. Le regole adottate da un’autorità sulla base dei poteri esistenti possono essere più veloci, ma anche più esposte a modifiche, ricorsi o cambi di orientamento amministrativo. Una legge approvata dal Congresso richiederebbe tempi più lunghi, ma offrirebbe agli operatori un perimetro potenzialmente più stabile.
Per ora, la CFTC ha lanciato un avvertimento politico e regolamentare: l’agenzia è disposta ad attendere il CLARITY Act, ma non considera il blocco legislativo una ragione sufficiente per fermare l’elaborazione delle nuove regole crypto.


