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CBDC, l’Australia non vede un interesse pubblico sufficiente per un dollaro digitale retail

La Reserve Bank of Australia e il Tesoro confermano che non esiste oggi una motivazione abbastanza forte per emettere una CBDC destinata ai pagamenti quotidiani. Canberra sposta invece…

di Redazione · 07 set 2026 · 8 letture
CBDC, l’Australia non vede un interesse pubblico sufficiente per un dollaro digitale retail

La Reserve Bank of Australia e il Tesoro australiano hanno escluso, almeno per il momento, la necessità di introdurre una CBDC retail, cioè una versione digitale del dollaro australiano destinata ai pagamenti quotidiani di famiglie e imprese. La posizione è contenuta nell’aggiornamento pubblicato il 3 settembre 2026, che conferma la valutazione già espressa nel 2024: l’attuale sistema dei pagamenti continua a soddisfare le esigenze della maggior parte degli utenti e non emerge un interesse pubblico sufficientemente chiaro da giustificare l’emissione di una moneta digitale della banca centrale.

La decisione non equivale a un abbandono della ricerca sulle valute digitali delle banche centrali. L’Australia mantiene aperto il lavoro sulla CBDC wholesale, sulla moneta tokenizzata e sulle infrastrutture di regolamento per i mercati finanziari. La distinzione è centrale: mentre una CBDC retail sarebbe utilizzata direttamente dai cittadini nei negozi, online o nei trasferimenti tra privati, la versione wholesale sarebbe destinata soprattutto a banche e operatori finanziari per regolare transazioni tokenizzate.

Il sistema dei pagamenti australiano non mostra lacune decisive

La conclusione della RBA nasce da una consultazione condotta attraverso 33 focus group, con il coinvolgimento di 239 partecipanti provenienti da aree metropolitane, regionali e remote dell’Australia. Le discussioni, svolte tra febbraio e luglio 2026, hanno mostrato una generale soddisfazione per gli strumenti già disponibili.

Secondo il rapporto, molti partecipanti non hanno identificato un vantaggio personale evidente nell’introduzione di una CBDC. Una parte del campione ha considerato positivamente l’idea in linea generale, ma senza riconoscere una necessità immediata. Altri hanno invece sottolineato che una valuta digitale pubblica potrebbe rappresentare un ulteriore metodo di pagamento da gestire, senza risolvere problemi concreti non già affrontati da carte, bonifici istantanei e servizi di pagamento digitali.

La consultazione ha inoltre evidenziato che il contante conserva un ruolo rilevante. Nel 2025 il 50% degli australiani ha dichiarato di utilizzare contanti almeno una volta alla settimana, contro il 47% del 2022. Nello stesso periodo, la quota dei pagamenti effettuati in contanti è salita dal 13% al 15%. La RBA interpreta questi dati come un segnale di stabilizzazione dopo il lungo calo registrato nei due decenni precedenti.

Il contante viene considerato soprattutto una soluzione di riserva in caso di blackout, interruzioni delle reti o malfunzionamenti dei sistemi digitali. Anche l’ipotesi di una CBDC offline, capace di funzionare senza connessione, non è stata ritenuta sufficiente per convincere la maggioranza degli interlocutori a sostituire il contante.

Privacy e sicurezza non bastano a sostenere il progetto

Le aspettative sulla sicurezza hanno rappresentato uno dei punti più delicati emersi nel confronto con il pubblico. I partecipanti hanno espresso preoccupazioni per le frodi, le transazioni non autorizzate e la gestione dei dati personali. Tuttavia, il rapporto rileva che molti non considerano automaticamente più sicuro un sistema di pagamento emesso direttamente dalla banca centrale rispetto alle soluzioni private già utilizzate.

La RBA osserva quindi che una CBDC retail non sarebbe, almeno nel breve periodo, una risposta sufficiente ai problemi legati a truffe e protezione dei dati. L’introduzione di una nuova infrastruttura comporterebbe inoltre costi operativi, esigenze di sicurezza informatica e possibili effetti sul sistema bancario, soprattutto se una parte significativa dei depositi venisse trasferita dalla banche commerciali a una forma di moneta direttamente garantita dalla banca centrale.

La valutazione australiana considera anche il rischio di sostituzione valutaria. In alcuni mercati emergenti, l’adozione di stablecoin denominate in dollari statunitensi può riflettere la perdita di fiducia nella valuta locale. Secondo la RBA, questo scenario non è oggi rilevante per l’Australia, che continua a disporre di un sistema monetario stabile, di un settore bancario solido e di un dollaro nazionale utilizzato come principale mezzo di pagamento.

La strategia si sposta sulla finanza tokenizzata

Se la CBDC retail viene accantonata, la banca centrale australiana non rinuncia alla modernizzazione della moneta e dei pagamenti. Il 3 settembre la RBA ha aperto anche una consultazione sul ruolo di RITS, il sistema australiano di regolamento lordo in tempo reale, all’interno di un ecosistema finanziario basato su asset tokenizzati.

L’obiettivo è valutare come i servizi di regolamento della banca centrale possano sostenere la crescita dei mercati tokenizzati e della moneta privata programmabile, mantenendo allo stesso tempo sicurezza, efficienza e stabilità finanziaria. La consultazione resterà aperta fino al 30 ottobre 2026.

Il tema riguarda direttamente il settore crypto e blockchain perché la tokenizzazione dei titoli finanziari richiede un’infrastruttura di regolamento affidabile. In assenza di una forma di moneta pubblica utilizzabile sui registri distribuiti, le transazioni potrebbero dover ricorrere a depositi tokenizzati, stablecoin o altri strumenti privati. Queste soluzioni possono aumentare la velocità e la programmabilità dei pagamenti, ma introducono anche rischi legati all’emittente, alla liquidità e all’interoperabilità tra reti diverse.

La RBA sembra quindi seguire una linea sempre più diffusa tra le banche centrali dei Paesi avanzati: meno enfasi sulla CBDC destinata al grande pubblico e maggiore attenzione alla funzione della moneta centrale come asset di regolamento per i mercati digitali. Il rapporto segnala infatti che diversi istituti hanno ridimensionato i programmi retail, concentrandosi su CBDC wholesale, depositi tokenizzati e infrastrutture di pagamento.

Una scelta rilevante anche per stablecoin e banche

Per gli operatori crypto, la decisione australiana rappresenta un segnale importante. La banca centrale non considera oggi le stablecoin una minaccia immediata per il dollaro australiano, ma continua a monitorare il possibile sviluppo di strumenti tokenizzati emessi in valute estere. Il rischio potrebbe aumentare in futuro se grandi piattaforme commerciali imponessero l’uso di una specifica moneta digitale per accedere a servizi o mercati internazionali.

La RBA ritiene tuttavia che una CBDC retail non sarebbe necessariamente lo strumento più efficace per contrastare questo scenario. Se l’adozione di una stablecoin straniera fosse spinta dagli effetti di rete di una piattaforma globale, la disponibilità di un dollaro digitale pubblico potrebbe non essere sufficiente a cambiare le preferenze degli utenti.

La decisione australiana non chiude dunque il dibattito sulle CBDC, ma ne restringe il campo di applicazione. Nel retail, la priorità resta il miglioramento dei sistemi esistenti e la resilienza del contante. Nel wholesale, invece, la banca centrale intende continuare a lavorare sulla tokenizzazione e sul regolamento degli asset digitali. È una distinzione che può influenzare il futuro rapporto tra banche centrali, stablecoin, depositi tokenizzati e infrastrutture blockchain: non una sostituzione immediata del denaro tradizionale, ma la costruzione graduale di nuovi binari per la finanza all’ingrosso.

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