Le aspettative d’inflazione dei consumatori dell’area euro sono tornate a salire su tutti gli orizzonti monitorati dalla BCE. È quanto emerge dall’ultima Consumer Expectations Survey, pubblicata venerdì 18 settembre 2026 e riferita alle risposte raccolte ad agosto. Il risultato arriva pochi giorni dopo il rialzo di 25 punti base deciso dal Consiglio direttivo e mantiene alta l’attenzione sulla persistenza delle pressioni sui prezzi.
Secondo l’indagine, la percezione dell’inflazione registrata nei dodici mesi precedenti è rimasta stabile al 3,5%. Le aspettative per i successivi dodici mesi sono però aumentate al 3%, dal 2,9% di luglio. Anche l’orizzonte a tre anni ha mostrato un incremento, al 2,9% dal 2,7%, mentre quello a cinque anni è salito al 2,5%, dal 2,4% del mese precedente.
Il movimento è rilevante perché interviene in una fase nella quale la BCE ha già dovuto rivedere la propria valutazione sulla traiettoria dei prezzi. Il 10 settembre l’istituto ha innalzato di 25 punti base i tre tassi ufficiali, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e il tasso sui prestiti marginali al 2,90%, con effetto dal 16 settembre.
Un segnale contrario alla disinflazione ordinata
L’aumento delle aspettative non equivale a una previsione certa di ulteriore rialzo dei tassi. Rappresenta tuttavia un elemento di cautela per il Consiglio direttivo, soprattutto perché coinvolge non soltanto l’orizzonte di breve periodo, ma anche quello a tre e cinque anni.
Le aspettative a medio termine restano infatti superiori all’obiettivo del 2% perseguito dalla banca centrale. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, potrebbe rendere più complesso il ritorno dell’inflazione verso la stabilità dei prezzi, perché famiglie e imprese potrebbero incorporare una crescita dei costi più elevata nelle decisioni di consumo, nei salari e nei prezzi finali.
La BCE ha segnalato che l’inflazione dell’area euro dovrebbe rimanere sopra il target per un periodo prolungato. Nelle proiezioni di settembre, lo scenario di base indica un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. La componente al netto di energia e alimentari è prevista al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028.
Energia e aspettative delle famiglie
Il quadro si inserisce in una fase di forte attenzione al trasferimento dei prezzi energetici verso le bollette. In una pubblicazione diffusa il 21 settembre, la BCE ha sottolineato che l’aumento dei prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità nella prima parte del 2026 non si trasmette in modo uniforme ai consumatori.
Il passaggio ai prezzi al dettaglio appare più rapido nel caso del gas, mentre l’impatto sui prezzi dell’elettricità risulta attenuato dalla maggiore quota di produzione da fonti rinnovabili. La trasmissione resta comunque diversa da Paese a Paese, un elemento che rende più difficile valutare in anticipo l’effetto complessivo dello shock energetico sull’inflazione dell’area euro.
Per la politica monetaria, il punto centrale è distinguere tra un aumento temporaneo dei prezzi energetici e un effetto più persistente sulle aspettative. Il dato dell’indagine di agosto non dimostra da solo che si sia verificato un disancoraggio delle aspettative, ma segnala che le famiglie non stanno ancora incorporando un ritorno rapido dell’inflazione verso il 2%.
Redditi e consumi restano sotto pressione
L’indagine BCE mostra anche una distanza significativa tra la crescita nominale dei redditi e quella della spesa. Le aspettative di crescita del reddito nominale nei successivi dodici mesi sono rimaste all’1%, mentre la crescita attesa della spesa è rimasta al 3,6%. La spesa nominale rilevata nei dodici mesi precedenti è invece salita al 5,2%, dal 5,1% di luglio.
Questo divario suggerisce che le famiglie continuano a percepire una pressione sui bilanci, anche se l’indagine non consente di stabilire in quale misura l’aumento della spesa rifletta maggiori consumi reali o soltanto prezzi più elevati. Per la BCE, il dato è importante perché una domanda interna ancora resiliente può rallentare il processo di disinflazione, mentre un reddito nominale in crescita più contenuta limita la capacità delle famiglie di assorbire nuovi rincari.
Sul mercato del lavoro, le aspettative sul tasso di disoccupazione a dodici mesi sono migliorate, mentre le prospettive sulla crescita economica sono rimaste invariate. Anche le aspettative sui tassi dei mutui non hanno registrato variazioni. Il quadro, quindi, non descrive un’improvvisa perdita di fiducia, ma una combinazione di crescita debole delle entrate, spesa ancora elevata e inflazione percepita ben sopra il target.
La prossima mossa resta legata ai dati
La BCE ha ribadito che le decisioni future non seguono un percorso prestabilito e dipenderanno dall’evoluzione dell’inflazione, dalla dinamica dei prezzi sottostanti, dalla trasmissione della politica monetaria e dai nuovi dati economici e finanziari.
Per i mercati, l’indagine riduce lo spazio per interpretare il rialzo di settembre come un intervento isolato e già superato. Le aspettative dei consumatori non determinano automaticamente la prossima decisione, ma possono rafforzare l’orientamento prudente della banca centrale, soprattutto se i prossimi dati sui prezzi confermeranno pressioni energetiche e una componente di fondo ancora resistente.
Il prossimo aggiornamento della Consumer Expectations Survey, riferito a settembre, è previsto per il 23 ottobre 2026. Fino ad allora, l’attenzione resterà concentrata sulla capacità dell’inflazione effettiva e delle aspettative di convergere verso il 2% senza richiedere un ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie.


