Il dollaro ha chiuso la settimana con un nuovo impulso rialzista contro lo yen, nonostante la Bank of Japan abbia portato il proprio tasso di riferimento all’1,25%. La decisione dell’istituto giapponese, arrivata il 18 settembre, non ha prodotto il rafforzamento dello yen atteso da una parte del mercato. Al contrario, il voto non unanime e l’assenza di indicazioni sufficientemente aggressive sulle prossime mosse hanno riaperto la strada alla forza del biglietto verde.
Secondo i dati riportati da Reuters il 19 settembre, il dollaro è salito dell’1,2% contro la valuta giapponese, raggiungendo quota 157,897 yen, il livello più alto in circa due settimane. Il movimento ha contribuito alla crescita dell’indice del dollaro, salito dello 0,25% fino a 100,48 e in rialzo dell’1,4% nell’intera settimana. Per il mercato valutario, il punto centrale non è stato soltanto il rialzo dei tassi giapponesi, ma il confronto tra la traiettoria della Bank of Japan e quella della Federal Reserve.
Il rialzo della Bank of Japan non convince il mercato
La Bank of Japan ha ufficializzato il 18 settembre la modifica della propria linea operativa, portando il tasso overnight intorno all’1,25%. Si tratta del livello più elevato da oltre tre decenni. Tuttavia, la decisione è stata accompagnata da due voti contrari, un elemento che ha indebolito l’interpretazione di una banca centrale pronta ad accelerare rapidamente il ciclo restrittivo.
Il dissenso interno ha assunto un peso particolare perché il mercato aveva già iniziato a scontare ulteriori aumenti dei tassi giapponesi. A inizio settembre lo yen aveva beneficiato proprio delle aspettative di una stretta più ampia e ravvicinata. La decisione del 18 settembre ha invece suggerito che il percorso potrebbe essere più graduale e dipendente dai dati, lasciando agli investitori meno motivi per ridurre le posizioni favorevoli al dollaro.
La reazione è stata amplificata dalle dichiarazioni del ministro delle Finanze giapponese, secondo cui Tokyo non esiterebbe a intervenire nuovamente per sostenere lo yen. Il riferimento al rischio di un’azione coordinata con gli Stati Uniti ha impedito al cambio di muoversi senza freni, ma non è bastato a invertire la direzione della seduta.
La Fed mantiene il vantaggio sul differenziale dei tassi
Il rialzo dello yen sarebbe stato più probabile se la Federal Reserve avesse assunto un atteggiamento accomodante. È accaduto il contrario. Il 16 settembre il Federal Open Market Committee ha alzato di 25 punti base l’intervallo dei federal funds, portandolo tra il 3,75% e il 4%. Nel comunicato ufficiale, la banca centrale statunitense ha definito l’attività economica solida, ha segnalato consumi interni resilienti e ha ribadito che l’inflazione resta elevata.
La combinazione tra una Fed ancora concentrata sulla stabilità dei prezzi e una Bank of Japan percepita come meno aggressiva del previsto ha quindi rafforzato il differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone. Questo differenziale resta uno dei principali fattori alla base dei flussi verso il dollaro, soprattutto quando il mercato ritiene che i tassi statunitensi possano rimanere elevati più a lungo.
La reazione non è stata limitata al cambio dollaro-yen. L’euro è sceso dello 0,1% nella seduta del 18 settembre e si apprestava a chiudere la settimana con una perdita di circa l’1% contro il dollaro. Anche la sterlina ha perso terreno, nonostante la Bank of England avesse lasciato aperta la possibilità di nuovi rialzi dei tassi. Il movimento segnala che la forza del dollaro è stata generalizzata, sebbene particolarmente evidente contro lo yen.
Il mercato torna a prezzare un possibile rialzo Fed a ottobre
La settimana ha modificato anche le aspettative sulla prossima riunione della Federal Reserve. Le indicazioni raccolte attraverso il mercato dei future sui Fed funds hanno mostrato un aumento della probabilità attribuita a un nuovo rialzo di 25 punti base nella riunione di ottobre: circa il 55% secondo i dati citati da Reuters, contro il 27% di una settimana prima.
Questa variazione non equivale a una decisione già presa. È però un segnale importante perché mostra come gli operatori stiano rivalutando il rischio di una politica monetaria statunitense più restrittiva rispetto alle attese di inizio mese. Il dollaro, in questo scenario, beneficia sia del rendimento relativo sia della domanda di liquidità in una fase in cui petrolio, inflazione e tensioni geopolitiche continuano a condizionare i mercati.
La Federal Reserve non ha promesso una sequenza automatica di rialzi. Il comunicato del 16 settembre lega le prossime decisioni all’evoluzione dell’economia, del mercato del lavoro e dell’inflazione. Per questo la sostenibilità del rally del dollaro dipenderà dai dati in arrivo e dalla capacità dell’economia statunitense di mantenere una crescita solida senza alimentare ulteriormente le pressioni sui prezzi.
Perché la dinamica conta per i mercati
La nuova fase di forza del dollaro ha conseguenze che vanno oltre il mercato valutario. Un biglietto verde più forte tende a rendere più costose, per gli acquirenti esteri, le materie prime quotate in dollari e può aumentare la pressione sui Paesi emergenti che hanno debito denominato nella valuta statunitense. Allo stesso tempo, può ridurre il valore in dollari dei ricavi realizzati all’estero dalle società americane.
Per gli investitori europei e giapponesi, il movimento riporta inoltre al centro il tema del rischio di cambio. Un dollaro sostenuto da tassi elevati può continuare ad attrarre capitali, ma l’eventuale intervento di Tokyo o un rallentamento delle aspettative sui rialzi della Fed potrebbero produrre correzioni rapide.
Il messaggio della settimana è quindi meno lineare di quanto suggerisca la salita del dollaro. La Bank of Japan ha effettivamente aumentato i tassi, ma non ha convinto il mercato di essere pronta a una stretta rapida e senza esitazioni. La Federal Reserve, invece, ha consolidato l’idea che l’inflazione resti il principale vincolo alla politica monetaria. Finché questa divergenza rimarrà intatta, il biglietto verde potrà mantenere un vantaggio relativo. Il rischio per il rally arriverà dai prossimi dati macroeconomici e da eventuali segnali di intervento sullo yen.


