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Oro, le banche centrali accelerano gli acquisti: nel secondo trimestre domanda record da 289 tonnellate

Il World Gold Council registra nel secondo trimestre 2026 il massimo storico trimestrale degli acquisti netti di oro da parte di banche centrali e istituzioni ufficiali. Polonia e Cina…

di Redazione · 14 ago 2026 · 17 letture
Oro, le banche centrali accelerano gli acquisti: nel secondo trimestre domanda record da 289 tonnellate

Le banche centrali hanno rafforzato il loro ruolo nel mercato dell’oro. Nel secondo trimestre del 2026 gli acquisti netti di oro da parte degli istituti centrali e delle altre istituzioni ufficiali hanno raggiunto 289 tonnellate, il livello più elevato mai registrato in un secondo trimestre secondo il World Gold Council. Il dato segnala che, nonostante la volatilità delle quotazioni e il rallentamento di alcune componenti della domanda privata, l’oro continua a essere considerato un asset strategico per la gestione delle riserve.

Il risultato del secondo trimestre rappresenta un’accelerazione significativa rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il World Gold Council ha infatti rivisto a 57 tonnellate gli acquisti netti del primo trimestre, mentre tra aprile e giugno la domanda ufficiale è tornata su livelli molto più robusti. Su base annua, l’incremento degli acquisti nel secondo trimestre è stato del 62%.

Polonia e Cina in prima fila

La parte più consistente degli acquisti è arrivata da alcuni Paesi già protagonisti della tendenza alla diversificazione delle riserve valutarie. La Banca nazionale polacca ha aggiunto 51 tonnellate nel trimestre, portando le proprie riserve auree a 632 tonnellate alla fine di giugno. La Polonia si conferma così uno dei compratori più importanti del mercato ufficiale.

Il secondo posto spetta alla Banca popolare cinese, che nel trimestre ha acquistato 33 tonnellate. Si tratta del maggiore incremento trimestrale registrato dalla Cina dal quarto trimestre del 2023 e porta le riserve ufficiali cinesi a 2.346 tonnellate. Anche Uzbekistan e Kazakistan hanno contribuito alla domanda, rispettivamente con 16 e 15 tonnellate di acquisti netti.

La distribuzione geografica degli acquisti conferma un elemento ormai strutturale del mercato: la domanda ufficiale è sostenuta soprattutto dai Paesi emergenti e da quelli che intendono ridurre il peso relativo delle attività denominate in dollari. L’oro non genera interessi, ma non dipende dalla solvibilità di un emittente e può essere detenuto direttamente dalle autorità monetarie. Queste caratteristiche lo rendono particolarmente utile in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche, sanzioni finanziarie e maggiore incertezza sull’ordine monetario internazionale.

Una domanda ufficiale diversa da quella degli investitori

La forza degli acquisti da parte delle banche centrali contrasta con il comportamento più prudente di alcune categorie di investitori. Nel secondo trimestre la domanda globale di oro destinata a ETF, lingotti e monete è risultata più debole rispetto ai trimestri precedenti. Il World Gold Council ha rilevato una domanda d’investimento complessiva, escluso il mercato over-the-counter, pari a 262 tonnellate, mentre gli acquisti di lingotti e monete si sono attestati a 307 tonnellate.

La differenza tra domanda ufficiale e domanda privata è importante per interpretare la fase attuale. Le banche centrali tendono a operare con obiettivi di lungo periodo e possono acquistare anche dopo forti rialzi dei prezzi. Gli investitori individuali e gli acquirenti di gioielli, invece, sono più sensibili alle quotazioni di mercato e possono rinviare gli acquisti quando il metallo diventa troppo costoso.

Nel secondo trimestre la domanda globale di gioielleria è scesa a 278 tonnellate, uno dei livelli trimestrali più bassi dall’emergenza sanitaria. Il calo dei volumi non ha però cancellato la rilevanza economica del settore: il valore della spesa è rimasto elevato proprio per effetto del prezzo medio dell’oro.

Perché il dato conta per il prezzo dell’oro

Gli acquisti delle banche centrali non determinano da soli l’andamento quotidiano delle quotazioni. Nel breve periodo il metallo resta influenzato dal dollaro, dai rendimenti dei titoli di Stato, dalle aspettative sui tassi d’interesse e dagli sviluppi geopolitici. Tuttavia, la domanda ufficiale costituisce un sostegno strutturale perché riduce la dipendenza del mercato dai flussi degli ETF e dalla gioielleria.

Il dato del secondo trimestre suggerisce inoltre che la correzione dei prezzi osservata dopo i massimi raggiunti a inizio anno non ha modificato la strategia di fondo delle autorità monetarie. La fase di debolezza delle quotazioni è stata accompagnata da un’accelerazione degli acquisti ufficiali, un comportamento che può essere interpretato come una conferma della funzione dell’oro quale riserva di valore e strumento di diversificazione.

Non significa, però, che la domanda delle banche centrali possa garantire un rialzo lineare. Il mercato può attraversare periodi di pressione se i rendimenti reali aumentano, se il dollaro si rafforza o se gli investitori riducono l’esposizione ai metalli preziosi. Inoltre, il World Gold Council segnala che l’elevato livello dei prezzi sta già comprimendo i consumi di gioielleria e alcune forme di investimento fisico.

La tendenza di fondo resta favorevole all’oro

Il quadro emerso dai dati del secondo trimestre è quindi caratterizzato da una domanda sempre più divisa. Da un lato, banche centrali e istituzioni ufficiali continuano ad aumentare le riserve auree; dall’altro, famiglie, gioiellieri e alcuni investitori finanziari mostrano maggiore cautela davanti a quotazioni elevate.

Per il mercato dell’oro questo significa che la componente strategica sta assumendo un peso crescente rispetto a quella puramente ciclica. La politica monetaria statunitense e il comportamento del dollaro resteranno decisivi per le oscillazioni di breve periodo, ma la continuità degli acquisti ufficiali contribuisce a mantenere solido il quadro di lungo termine. La domanda delle banche centrali non elimina il rischio di correzioni, ma rende più difficile interpretare ogni arretramento come un’inversione definitiva del ciclo dell’oro.

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