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Oro, la Cina torna ad acquistare e il prezzo risale ai massimi da oltre due mesi

Il metallo prezioso ha raggiunto 4.465 dollari l’oncia dopo il rimbalzo della domanda ufficiale cinese. Gli acquisti della banca centrale di Pechino, insieme a un quadro meno favorevole al…

di Redazione · 13 ago 2026 · 8 letture
Oro, la Cina torna ad acquistare e il prezzo risale ai massimi da oltre due mesi

L’oro è tornato sotto i riflettori dei mercati dopo aver raggiunto mercoledì 12 agosto un massimo di 4.465 dollari l’oncia, il livello più elevato da oltre due mesi. Il movimento ha riportato il metallo prezioso vicino ai massimi dell’estate e ha segnalato un nuovo rafforzamento della domanda dopo la fase di debolezza iniziata nei mesi successivi all’avvio del conflitto con l’Iran.

Il recupero non appare legato a un solo fattore. Da una parte, gli investitori stanno rivedendo le aspettative su inflazione, tassi e rendimenti reali negli Stati Uniti. Dall’altra, la banca centrale cinese ha comunicato un nuovo aumento delle proprie riserve auree a luglio, per quasi 20 tonnellate. Si tratta del maggiore acquisto mensile della People’s Bank of China dall’ottobre 2023.

La domanda cinese rafforza il segnale del settore ufficiale

L’elemento più rilevante per il mercato dell’oro è la continuità degli acquisti da parte delle banche centrali. La Cina ha aumentato le proprie riserve auree per il ventunesimo mese consecutivo, proseguendo una strategia di diversificazione degli asset ufficiali che va avanti da quasi due anni.

L’acquisto di luglio assume particolare importanza perché è avvenuto dopo una fase di forte volatilità e di correzione delle quotazioni. La banca centrale cinese, quindi, non ha seguito soltanto il rialzo del prezzo, ma ha continuato ad accumulare metallo anche in un contesto meno favorevole per gli investitori occidentali.

Il dato conferma la differenza tra l’orizzonte temporale delle banche centrali e quello della maggior parte degli operatori finanziari. I fondi e i trader tendono a reagire rapidamente a dollaro, tassi e dati macroeconomici; gli istituti ufficiali possono invece perseguire obiettivi pluriennali legati alla composizione delle riserve, alla protezione dal rischio valutario e alla riduzione della dipendenza da singole valute.

Per il mercato, la presenza di un compratore istituzionale ricorrente contribuisce a sostenere la domanda fisica e introduce un elemento di stabilità in una fase in cui il prezzo resta molto sensibile ai movimenti dei Treasury statunitensi e del biglietto verde.

Perché l’oro è risalito proprio ora

Il rimbalzo delle quotazioni si è sviluppato mentre gli investitori hanno iniziato a considerare meno probabile uno scenario di rendimenti reali persistentemente elevati. L’oro non distribuisce cedole o interessi e, di conseguenza, tende a essere penalizzato quando i rendimenti obbligazionari aumentano. Al contrario, un calo dei rendimenti reali riduce il costo opportunità di detenere metallo prezioso.

Un altro sostegno è arrivato dal dollaro. Quando la valuta statunitense perde forza, l’oro quotato in dollari diventa relativamente più conveniente per gli acquirenti che operano in altre valute. Questo meccanismo può amplificare gli acquisti internazionali e favorire il recupero delle quotazioni.

Il quadro monetario resta comunque incerto. Nella riunione del 29 luglio, la Federal Reserve ha mantenuto il tasso sui Federal Funds nell’intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. La decisione è stata approvata con nove voti favorevoli e tre contrari, mentre i dissenzienti avrebbero preferito un aumento di un quarto di punto. Il risultato ha lasciato aperto il confronto tra chi ritiene necessario mantenere una politica restrittiva e chi, invece, vede spazio per un successivo allentamento.

Il dato sull’inflazione al consumo pubblicato il 12 agosto ha contribuito a ridurre, almeno temporaneamente, il timore di un nuovo rialzo delle pressioni sui prezzi. Per l’oro, la combinazione tra inflazione meno allarmante, rendimenti sotto controllo e domanda ufficiale cinese ha creato condizioni favorevoli al recupero.

Un mercato ancora esposto ai rischi geopolitici

La salita dell’oro non può essere separata dal contesto geopolitico. Il conflitto con l’Iran ha inizialmente prodotto una reazione in parte controintuitiva: l’aumento delle quotazioni energetiche aveva alimentato il timore di una nuova accelerazione dell’inflazione e di tassi più alti più a lungo. In quel contesto, la prospettiva di rendimenti reali elevati aveva limitato l’attrattiva del metallo, nonostante la sua tradizionale funzione di bene rifugio.

Con il passare delle settimane, il mercato ha iniziato a concentrarsi maggiormente sulla domanda strutturale e sulle prospettive della politica monetaria. Il recupero fino a 4.465 dollari l’oncia suggerisce che gli operatori stanno nuovamente attribuendo all’oro un ruolo di protezione contro l’incertezza finanziaria e valutaria.

Questo non significa, tuttavia, che il trend sia privo di rischi. Un nuovo rafforzamento del dollaro, un rialzo dei rendimenti dei Treasury o segnali più aggressivi da parte della Federal Reserve potrebbero riportare pressione sulle quotazioni. Anche una riduzione degli acquisti da parte della Cina o di altri istituti ufficiali indebolirebbe uno dei principali sostegni strutturali al mercato.

La conseguenza per mercati e investitori

Il ritorno dell’oro ai massimi da oltre due mesi è importante perché mostra come il mercato stia tornando a premiare la domanda di asset reali in un momento di elevata incertezza sulle valute, sui tassi e sulla stabilità geopolitica.

La dinamica cinese, in particolare, rafforza l’ipotesi che il rialzo non dipenda esclusivamente dalla speculazione di breve periodo. La banca centrale di Pechino sta aumentando la propria esposizione al metallo attraverso una politica graduale e prolungata, mentre altre banche centrali continuano a considerare l’oro una componente strategica delle riserve.

Per i mercati finanziari, il messaggio è duplice. Nel breve periodo, il prezzo resterà legato ai dati statunitensi, alla traiettoria dei rendimenti e alle decisioni della Fed. Nel medio periodo, invece, la domanda del settore ufficiale potrebbe limitare la profondità delle correzioni e mantenere il metallo al centro delle strategie di diversificazione.

Il nuovo massimo di 4.465 dollari non rappresenta quindi una garanzia sulla direzione futura delle quotazioni, ma conferma che l’oro continua a beneficiare di una combinazione particolare: acquisti delle banche centrali, ricerca di protezione contro il rischio geopolitico e aspettative più flessibili sulla politica monetaria statunitense.

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