Il Nasdaq ha chiuso la seduta di martedì 18 agosto 2026 in forte calo, mentre il mercato azionario statunitense ha preso ulteriormente le distanze dai massimi storici raggiunti la settimana precedente. L’indice composito ha perso 355,20 punti, pari all’1,3%, terminando a 26.289,71 punti. Per il Nasdaq si tratta della terza flessione consecutiva e il bilancio settimanale è già negativo per l’1,6%.
A guidare il ribasso sono stati ancora una volta i titoli legati all’intelligenza artificiale e alla costruzione dei data center. Micron Technology ha lasciato sul terreno il 7%, Nvidia il 2,3% e Broadcom il 3,2%. Il movimento non è stato alimentato da un singolo profit warning emerso durante la seduta, ma dal ritorno dei dubbi sulle valutazioni raggiunte dai principali beneficiari della corsa all’AI e sulla capacità della domanda futura di giustificare gli ingenti investimenti in semiconduttori, memoria, processori e infrastrutture.
Il mercato riduce l’esposizione ai titoli più affollati
La dinamica osservata a Wall Street è significativa perché colpisce il segmento che ha sostenuto gran parte del rally del 2026. Micron, nonostante la correzione, resta infatti una delle azioni con la performance più forte dell’anno e, secondo i dati riportati nella seduta, il titolo ha più che triplicato il proprio valore dall’inizio del 2026. Proprio questi rialzi rendono però il comparto più vulnerabile quando gli investitori iniziano a mettere in discussione il rapporto tra prezzi di mercato, crescita degli utili e tempi di ritorno degli investimenti.
Il tema non è quindi soltanto tecnico. Le società tecnologiche stanno aumentando la spesa per server, reti, sistemi di raffreddamento e capacità computazionale, mentre il mercato deve ancora verificare quanto rapidamente questa spesa si tradurrà in ricavi e margini per l’intera filiera. Finora la crescita della domanda ha sostenuto i produttori di chip e i fornitori di infrastrutture, ma il nervosismo della seduta indica che gli investitori chiedono prove sempre più concrete sulla redditività dell’AI.
In questo quadro, la correzione di Nvidia e Broadcom assume un peso particolare per il Nasdaq. La loro capitalizzazione e il loro ruolo nelle strategie dei fondi indicizzati fanno sì che anche movimenti relativamente contenuti sui singoli titoli possano amplificare la variazione dell’indice. Il calo di Micron, inoltre, ha evidenziato quanto il mercato sia sensibile alle aspettative sulla memoria ad alta larghezza di banda e sugli altri componenti destinati ai data center.
Rendimenti elevati e petrolio complicano il quadro
La pressione sui titoli growth è stata rafforzata dal livello ancora elevato dei rendimenti obbligazionari. Il Treasury decennale statunitense è sceso marginalmente al 4,70%, dal 4,72% della seduta precedente, ma resta nettamente sopra il 3,97% registrato prima dell’inizio della guerra con l’Iran. Il rendimento del trentennale è rimasto vicino ai massimi dal 2007.
Rendimenti più alti riducono il valore attuale degli utili attesi negli anni futuri e tendono quindi a penalizzare soprattutto le società valutate sulla base di una crescita ancora da realizzare. Per le aziende che stanno finanziando l’espansione dei data center attraverso nuovo debito, il costo del capitale rappresenta inoltre un fattore operativo, non soltanto una variabile di mercato.
A mantenere alta la pressione sui rendimenti è anche il petrolio. Il Brent ha guadagnato lo 0,2%, arrivando a 91,02 dollari al barile, rispetto ai 72,87 dollari precedenti all’inizio del conflitto. L’incertezza sulla possibilità di un accordo tra Stati Uniti e Iran e sulla riapertura dei flussi attraverso il Golfo Persico continua a rendere volatile il prezzo dell’energia. Se il petrolio resta elevato, il mercato deve considerare il rischio di una nuova pressione sull’inflazione, con conseguenze potenzialmente negative per i tassi e per le valutazioni azionarie.
Il ribasso si allarga oltre i semiconduttori
La seduta ha mostrato segnali di debolezza anche al di fuori del comparto dei chip. Il titolo Meta Platforms ha perso il 4,4% mentre iniziava in California un importante procedimento giudiziario sui possibili danni dei social network ai minori. Home Depot, invece, ha ceduto appena lo 0,1% nonostante risultati trimestrali superiori alle attese, in un contesto nel quale i clienti sembrano orientarsi verso lavori domestici di dimensioni più ridotte.
Un movimento ancora più netto ha riguardato Klarna, che ha perso il 22,8% pur avendo comunicato risultati trimestrali migliori delle aspettative. La società dei pagamenti ha rivisto al ribasso alcune previsioni finanziarie per il 2026, citando soprattutto un contesto meno favorevole in Germania, il suo principale mercato per volumi. Il caso Klarna dimostra che, nelle fasi di mercato più selettive, il semplice superamento delle stime sugli utili può non essere sufficiente se la guidance futura non conferma le aspettative incorporate nei prezzi.
Perché la seduta conta anche per gli asset digitali
Il segnale più importante per gli investitori non è necessariamente l’entità della perdita giornaliera, ma la combinazione di tre fattori: concentrazione del rialzo nei titoli AI, rendimenti obbligazionari ancora elevati e petrolio sopra i 90 dollari. Insieme, questi elementi riducono la disponibilità del mercato a pagare multipli molto alti per una crescita futura e aumentano il rischio di rotazioni improvvise verso comparti meno sensibili ai tassi.
Per il settore crypto, il collegamento è indiretto ma rilevante. Bitcoin, Ethereum e i titoli legati alla blockchain condividono spesso con il Nasdaq la sensibilità alla liquidità globale e alla propensione al rischio. Un ulteriore deterioramento del sentiment sui titoli tecnologici potrebbe quindi pesare anche sugli asset digitali, soprattutto qualora l’aumento dei rendimenti e dell’energia alimentasse nuove aspettative di tassi elevati. Si tratta tuttavia di una possibile trasmissione del rischio, non di una conseguenza automatica.
Il Nasdaq resta comunque in rialzo del 13,1% dall’inizio dell’anno, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,7% nella seduta, chiudendo a 7.691,76 punti, e il Dow Jones è sceso dello 0,2% a 53.343,40. La correzione del 18 agosto non certifica quindi da sola la fine del rally. Indica però che il mercato sta entrando in una fase nella quale le valutazioni dei titoli AI, il costo del finanziamento dei data center e la sostenibilità degli utili saranno sottoposti a un controllo più severo.


