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Nasdaq, il rimbalzo di venerdì non cancella la settimana negativa: Treasury e petrolio restano il vero rischio

Il Nasdaq Composite recupera lo 0,4% nella seduta del 21 agosto e chiude a 26.180,45 punti, ma perde il 2,1% nell’arco della settimana. Rendimenti obbligazionari elevati, petrolio e…

di Redazione · 22 ago 2026 · 11 letture
Nasdaq, il rimbalzo di venerdì non cancella la settimana negativa: Treasury e petrolio restano il vero rischio

Il Nasdaq Composite ha chiuso in rialzo venerdì 21 agosto, ma il recupero dell’ultima seduta non è bastato a evitare la prima settimana negativa dopo una lunga fase di forza. L’indice tecnologico ha guadagnato lo 0,4%, pari a 113,29 punti, terminando a 26.180,45 punti. Nell’intera settimana, tuttavia, la perdita è stata del 2,1%, equivalente a 548,71 punti.

Il movimento fotografa una fase più complessa per Wall Street. Da una parte, gli investitori continuano a sostenere le società capaci di produrre utili e di beneficiare della crescita dell’intelligenza artificiale. Dall’altra, l’aumento dei rendimenti dei Treasury e il ritorno delle pressioni sul petrolio stanno rendendo più costoso finanziare la crescita e più difficile giustificare valutazioni elevate sui titoli tecnologici.

Il rimbalzo di venerdì arriva dopo una settimana difficile

La seduta del 21 agosto ha interrotto una sequenza di forte debolezza che aveva portato i principali indici statunitensi vicino ai minimi di due settimane. Il Nasdaq aveva perso terreno soprattutto nei comparti più sensibili ai tassi, mentre il mercato cercava di assorbire l’aumento dei rendimenti sulle scadenze lunghe del debito pubblico americano.

Il recupero è stato sostenuto da un miglioramento generale del tono di mercato. Il Dow Jones è salito dell’1%, mentre l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,4%. Sul Nasdaq, Meta e Tesla hanno registrato rialzi superiori all’1%, contribuendo a riportare l’indice in territorio positivo dopo il calo della seduta precedente.

La forza del rimbalzo, però, non deve essere interpretata automaticamente come un ritorno alla fase rialzista precedente. Il dato settimanale mostra che gli investitori stanno riducendo l’esposizione ai segmenti più costosi del mercato e stanno diventando più selettivi nella scelta dei titoli. La rotazione non equivale necessariamente a un abbandono dell’azionario, ma segnala che il premio riconosciuto alla crescita deve ora confrontarsi con un costo del capitale più alto.

Il nodo dei Treasury resta centrale

Il principale elemento di pressione continua a essere il mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,73% venerdì, dal 4,69% della chiusura precedente. Anche il rendimento del trentennale è rimasto vicino ai livelli più elevati dal 2007, dopo avere raggiunto durante la settimana un massimo che Reuters ha descritto come il più alto da 19 anni.

Per il Nasdaq, questo è un passaggio particolarmente delicato. Le società tecnologiche vengono spesso valutate sulla base degli utili attesi negli anni futuri. Quando i tassi privi di rischio aumentano, il valore attuale di quei profitti tende a ridursi. L’effetto è più marcato sui titoli con multipli elevati, sulle società ancora impegnate in forti investimenti e sulle aziende che devono ricorrere al debito per finanziare data center, infrastrutture cloud e capacità di calcolo.

Il Dipartimento del Tesoro ha cercato di sostenere il funzionamento del mercato attraverso operazioni di riacquisto di titoli. Il calendario ufficiale pubblicato ad agosto prevede, tra le altre operazioni, un riacquisto con regolamento il 21 agosto su titoli nominali con scadenza tra tre e cinque anni, per un importo massimo di 4 miliardi di dollari. L’intervento ha contribuito a ridurre temporaneamente la tensione, ma non ha modificato in modo stabile la direzione dei rendimenti.

Il problema per gli investitori è che il mercato obbligazionario sembra riflettere contemporaneamente due preoccupazioni: una crescita ancora solida e il rischio che l’inflazione resti più persistente del previsto. In questo scenario, i rendimenti possono rimanere elevati anche senza un immediato cambiamento della politica monetaria della Federal Reserve.

Petrolio e geopolitica aumentano l’incertezza

A complicare il quadro sono le tensioni tra Stati Uniti e Iran e l’incertezza sulla possibilità che le navi cisterna possano continuare a transitare regolarmente nel Golfo Persico. Le quotazioni del petrolio sono rimaste sostenute, alimentando il timore che un’ulteriore salita dell’energia possa rallentare il processo di disinflazione.

Un petrolio più caro può pesare sul Nasdaq attraverso diversi canali. In primo luogo, aumenta i costi operativi di molte imprese e riduce il reddito disponibile dei consumatori. In secondo luogo, riaccende le aspettative d’inflazione e rende meno probabile un rapido allentamento monetario. Infine, accentua la volatilità dei Treasury, proprio il mercato che in questa fase sta determinando gran parte dei movimenti delle azioni growth.

Il quadro geopolitico ha inoltre ridotto la propensione al rischio, anche se nella seduta di venerdì il mercato ha mostrato una certa capacità di recupero. Il rimbalzo non ha cancellato il premio richiesto dagli investitori per detenere attività esposte a elevata volatilità macroeconomica.

Crescita economica forte, ma non necessariamente positiva per i tassi

Un ulteriore elemento emerso venerdì è stato il dato preliminare sull’attività economica statunitense. La stima flash dell’indice composito S&P Global si è attestata a 53,2 punti ad agosto, sotto le attese degli economisti di 53,9, ma ha comunque indicato una crescita dell’attività d’impresa. Secondo la lettura riportata da Associated Press, il ritmo di espansione è stato il più forte degli ultimi 52 mesi.

La notizia è positiva per gli utili societari, ma può avere una lettura meno favorevole per i titoli tecnologici se contribuisce a mantenere elevati i rendimenti. Un’economia resiliente riduce il rischio di recessione e sostiene le prospettive di profitto; allo stesso tempo, può spingere il mercato a rinviare le aspettative di taglio dei tassi.

È questa la contraddizione con cui il Nasdaq dovrà confrontarsi nelle prossime settimane: una crescita sufficientemente robusta da sostenere gli utili, ma anche abbastanza persistente da impedire una discesa rapida del costo del denaro.

La prossima prova sarà Nvidia

L’attenzione degli investitori si sposta ora sui prossimi dati sull’inflazione dei consumi personali, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve, e sull’intervento del presidente della banca centrale statunitense al simposio di Jackson Hole. Ma il catalizzatore più importante per il Nasdaq sarà probabilmente la nuova stagione degli utili legati all’intelligenza artificiale.

Nvidia pubblicherà i risultati trimestrali nella settimana successiva e il mercato userà il bilancio non soltanto per valutare le vendite dei semiconduttori, ma anche per capire se la spesa per infrastrutture AI continua a crescere a un ritmo sufficiente a sostenere le valutazioni dell’intero settore.

La seduta di venerdì ha quindi offerto un recupero, non una soluzione. Finché Treasury e petrolio resteranno sotto pressione, il Nasdaq potrebbe continuare a muoversi in modo selettivo e volatile. Per gli investitori, il punto non è soltanto se l’intelligenza artificiale manterrà la promessa di crescita, ma quanto sarà costoso attendere che quella crescita si trasformi in utili.

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