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BCE, il rialzo di settembre è ormai prezzato: la vera incognita è se sarà l’ultimo

A tre giorni dalla riunione di Francoforte, i mercati considerano quasi certa una stretta da 25 punti base. L’attenzione si sposta sulla comunicazione della BCE e sul rischio che energia e…

di Redazione · 07 set 2026 · 9 letture
BCE, il rialzo di settembre è ormai prezzato: la vera incognita è se sarà l’ultimo

Il mercato considera ormai quasi certo un nuovo rialzo dei tassi da parte della BCE nella riunione del 10 settembre. Dopo la pausa di luglio, il Consiglio direttivo dovrebbe aumentare di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo dal 2,25% al 2,50%. La decisione appare ampiamente incorporata nelle quotazioni, mentre la vera partita per euro, obbligazioni e azioni europee si gioca sulla comunicazione successiva: il rialzo sarà presentato come una misura isolata oppure come l’inizio di una nuova fase restrittiva?

La riunione di Francoforte arriva in un contesto nel quale l’inflazione dell’area euro è tornata sopra il 3% e i prezzi dell’energia continuano a rappresentare il principale rischio per l’andamento dei prezzi. Il mercato non si interroga più soltanto sulla possibilità di un intervento a settembre, ma sulla soglia oltre la quale la BCE potrebbe essere costretta a intervenire ancora nei mesi successivi.

Il rialzo di settembre è già incorporato nei mercati

Secondo le informazioni raccolte da Reuters, gli operatori hanno completamente prezzato una stretta di 25 punti base nella riunione di giovedì 10 settembre. La stessa direzione era già emersa dall’analisi dei mercati monetari riportata nel resoconto ufficiale della riunione di luglio, quando la curva OIS indicava un rialzo di settembre quasi interamente scontato e un ulteriore intervento entro febbraio 2027.

Il passaggio da una probabilità elevata a una previsione quasi unanime riduce il potenziale effetto immediato della decisione sui mercati. Se la BCE si limiterà a confermare le attese, il movimento più importante potrebbe riguardare il tono della conferenza stampa di Christine Lagarde e le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff.

La BCE pubblicherà le decisioni sui tassi alle 14:15 CET del 10 settembre. La conferenza stampa della presidente Lagarde inizierà alle 14:45, mentre le proiezioni aggiornate per l’area euro saranno diffuse nel pomeriggio. Il calendario ufficiale rende quindi la riunione uno degli appuntamenti centrali della settimana per il mercato obbligazionario europeo e per il cambio euro-dollaro.

Perché l’energia resta il fattore decisivo

La nuova stretta non sarebbe motivata da un’economia surriscaldata nel senso tradizionale, ma dal rischio che lo shock energetico si trasferisca all’inflazione di fondo, alle aspettative e ai salari. Nella riunione di luglio, il Consiglio direttivo aveva lasciato invariati i tassi proprio per attendere maggiori informazioni sulla durata e sull’intensità del rincaro dell’energia.

Da allora, il quadro non ha fornito elementi sufficienti per archiviare il problema. Il petrolio è rimasto sostenuto e il gas europeo ha raggiunto livelli che, secondo le indicazioni riportate da Reuters, non si vedevano dall’inizio del 2023. Il rischio per la BCE non è soltanto l’aumento diretto della componente energetica dell’indice dei prezzi, ma anche l’effetto indiretto sui costi di trasporto, sulla produzione industriale, sui servizi e sui prezzi praticati dalle imprese.

La stessa BCE ha sottolineato che uno shock energetico temporaneo può essere assorbito senza una risposta aggressiva, mentre un aumento più persistente può generare effetti di secondo livello. In questo secondo scenario, la banca centrale deve impedire che famiglie e imprese rivedano stabilmente al rialzo le proprie aspettative di inflazione.

Il vero rischio per i mercati è la guidance oltre il 2,50%

Il punto più delicato della riunione sarà capire se il rialzo verrà descritto come una misura “assicurativa”, destinata a contenere un’inflazione temporaneamente più alta, oppure come una tappa di un ciclo ancora aperto. La differenza è rilevante per i mercati.

Una BCE che accompagna l’aumento con l’idea di una pausa prolungata potrebbe favorire un calo dei rendimenti sui titoli di Stato, soprattutto sulle scadenze più sensibili alle aspettative sui tassi. Al contrario, un messaggio che lasci aperta la porta a ulteriori rialzi potrebbe mantenere sotto pressione i bond, sostenere l’euro e aumentare il costo del capitale per banche, imprese e famiglie.

Il resoconto ufficiale di luglio mostrava già una divisione significativa tra le aspettative degli analisti e quelle riflesse dalla curva dei tassi. Gli analisti monetari prevedevano un solo ulteriore rialzo nel 2026, mentre il mercato scontava una traiettoria più aggressiva. Questa divergenza segnala che gli operatori attribuiscono maggiore peso alla persistenza dello shock energetico e alla possibilità che l’inflazione rimanga elevata più a lungo.

Le conseguenze per euro, obbligazioni e credito

Per l’euro, un rialzo già scontato avrebbe un impatto limitato se non fosse accompagnato da indicazioni più restrittive del previsto. Il cambio potrebbe invece reagire con maggiore intensità alle nuove proiezioni sull’inflazione e alla valutazione della BCE sul differenziale dei tassi rispetto agli Stati Uniti.

Sul mercato obbligazionario, l’attenzione sarà concentrata soprattutto sulla parte breve della curva e sul differenziale tra i rendimenti dei titoli dei diversi Paesi dell’area euro. Un ciclo più lungo potrebbe aumentare la pressione sui costi di finanziamento pubblici e privati, mentre una comunicazione orientata alla stabilità potrebbe attenuare il recente rialzo dei rendimenti.

Per il credito bancario, un tasso sui depositi al 2,50% rafforzerebbe il margine tra liquidità e prestiti, ma renderebbe anche più costoso il finanziamento di famiglie e imprese. L’effetto complessivo dipenderà dalla velocità con cui i tassi ufficiali si trasferiranno ai nuovi mutui, ai prestiti aziendali e alle condizioni di finanziamento sui mercati.

La riunione non chiude il dossier

Il rialzo di settembre appare dunque vicino alla certezza, ma non rappresenta necessariamente il punto finale della strategia BCE. La banca centrale dovrà conciliare un’inflazione superiore all’obiettivo del 2% con un’economia che resta esposta al rallentamento della domanda e all’aumento dei costi energetici.

La questione centrale per gli investitori sarà capire quale dei due rischi prevarrà: un’inflazione più persistente del previsto oppure un eccesso di restrizione monetaria capace di indebolire la crescita. La risposta non arriverà soltanto dal voto sui tassi, ma soprattutto dal linguaggio utilizzato da Lagarde e dalle nuove proiezioni sull’inflazione nel 2026 e nel 2027.

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