La Bank of Japan ha alzato il tasso di riferimento dall’1% all’1,25%, portando il costo del denaro ai massimi degli ultimi decenni e imprimendo una nuova accelerazione al processo di normalizzazione monetaria giapponese. La decisione è stata presa il 18 settembre 2026 con una maggioranza di 7 voti favorevoli e 2 contrari e diventerà operativa dal 24 settembre.
Il rialzo arriva dopo l’incremento deciso a giugno e conferma che Tokyo considera ormai strutturale il cambiamento delle condizioni economiche interne. Per i mercati, il Giappone non è più soltanto l’eccezione globale dei tassi ultra-bassi: la sua banca centrale sta diventando un ulteriore polo di restrizione monetaria, proprio mentre anche Federal Reserve, BCE e Bank of England hanno mantenuto un’impostazione più severa rispetto alle attese di una rapida disinflazione.
La decisione della Bank of Japan
Nel comunicato del 18 settembre, la Bank of Japan ha stabilito che il tasso overnight non garantito dovrà restare intorno all’1,25%. Contestualmente, l’istituto ha portato all’1,25% anche il tasso applicato alla deposit facility complementare e all’1,5% il basic loan rate. Le nuove condizioni entreranno in vigore il 24 settembre.
Il voto non è stato unanime. I consiglieri Toichiro Asada e Ayano Sato hanno preferito mantenere invariato il precedente orientamento, sostenendo che l’economia e i prezzi non avrebbero mostrato un’accelerazione sufficiente per giustificare un rialzo immediato. La maggioranza ha invece ritenuto necessario ridurre ulteriormente il grado di accomodamento monetario.
La Bank of Japan ha spiegato che l’economia giapponese si sta riprendendo moderatamente, pur con alcune debolezze legate anche alla situazione in Medio Oriente. La domanda globale connessa all’intelligenza artificiale sostiene esportazioni e produzione industriale, mentre gli investimenti delle imprese restano orientati alla crescita. Anche i consumi privati mostrano una certa resilienza, sostenuti dal miglioramento dell’occupazione e dei redditi.
Inflazione, yen ed energia al centro della stretta
Il punto decisivo per la banca centrale resta però l’evoluzione dei prezzi. La Bank of Japan ha segnalato che la crescita dei prezzi alla produzione continua a essere elevata, alimentata dalla combinazione di petrolio caro, yen debole e maggiore domanda globale di prodotti legati all’intelligenza artificiale.
L’aumento dei costi all’ingrosso sta iniziando a trasferirsi ai prezzi al consumo. Secondo l’istituto, le imprese continuano a trasferire sui listini gli aumenti salariali e le aspettative di inflazione di medio-lungo periodo sono ulteriormente cresciute. L’inflazione sottostante si sta avvicinando al 2%, cioè all’obiettivo ufficiale della banca centrale.
La decisione riflette anche il timore che l’inflazione possa superare il target in modo più persistente. La Bank of Japan ha indicato tra i principali rischi l’andamento dei cambi, il prezzo del greggio, la domanda globale di tecnologia e l’eventuale rafforzamento del meccanismo tra salari e prezzi. In altre parole, il problema non è più soltanto l’impatto temporaneo dell’energia, ma la possibilità che gli aumenti si consolidino nell’economia domestica.
L’istituto ha comunque precisato che, anche dopo il rialzo, le condizioni finanziarie resteranno accomodanti. I tassi reali sono ancora bassi, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese è aumentata e le banche mantengono un atteggiamento favorevole verso il credito. La Bank of Japan considera quindi l’inasprimento appena deciso come una riduzione graduale dello stimolo, non come l’avvio di una stretta aggressiva.
La porta resta aperta a nuovi rialzi
Il passaggio più importante per i mercati riguarda la forward guidance. La Bank of Japan ha dichiarato che continuerà ad aumentare il tasso di riferimento e ad aggiustare il grado di accomodamento in funzione dell’evoluzione dell’attività economica, dei prezzi e delle condizioni finanziarie.
La frase non equivale a un impegno per un nuovo rialzo alla prossima riunione, ma mantiene esplicitamente aperto il percorso di normalizzazione. L’istituto ha sottolineato che valuterà di volta in volta tempi e velocità degli interventi, considerando anche i rischi derivanti dalla situazione geopolitica, dal mercato valutario e dalla domanda globale legata all’AI.
Le nuove proiezioni indicano inoltre che l’inflazione al consumo, depurata dagli alimentari freschi, potrebbe accelerare sopra il 2% nella seconda metà dell’anno fiscale 2026. In seguito, secondo lo scenario della banca centrale, la pressione dovrebbe ridursi con l’attenuarsi dell’effetto dei prezzi elevati del petrolio, tornando verso il 2% nella parte finale dell’orizzonte previsivo.
Perché la mossa conta per i mercati
Il rialzo modifica il quadro per lo yen e per le strategie di finanziamento globale. Per anni la valuta giapponese è stata utilizzata come fonte di finanziamento a basso costo nelle operazioni di carry trade: gli investitori prendevano yen a tassi contenuti per acquistare attività con rendimenti più elevati in altri Paesi. Ogni ulteriore rialzo della Bank of Japan aumenta il costo di queste operazioni e può spingere a una riduzione delle posizioni più esposte.
L’effetto non è automatico. La direzione dello yen dipenderà anche dal differenziale con i tassi statunitensi e dalle aspettative sui prossimi interventi della Federal Reserve. Tuttavia, la presenza di una Bank of Japan meno accomodante riduce il sostegno strutturale alle strategie basate sulla debolezza della valuta giapponese.
Anche il mercato obbligazionario globale deve confrontarsi con un possibile cambiamento dei flussi. Se i rendimenti domestici giapponesi diventano più interessanti, alcuni investitori istituzionali potrebbero ridurre l’esposizione verso Treasury, titoli di Stato europei e altri bond esteri. Non si tratta di un effetto garantito né necessariamente immediato, ma il progressivo rientro della politica monetaria giapponese verso condizioni meno espansive può aumentare la sensibilità dei mercati alle variazioni dei rendimenti.
Per le criptovalute e gli asset più rischiosi, il segnale è altrettanto rilevante. La combinazione di Fed, BCE, Bank of England e Bank of Japan più attente all’inflazione indica che la liquidità globale potrebbe diventare meno abbondante e più costosa. Questo non determina da solo la direzione di Bitcoin, Ethereum o dei mercati azionari, ma aumenta il peso dei rendimenti reali, del dollaro, dello yen e delle condizioni di finanziamento nelle valutazioni degli investitori.
La Bank of Japan ha quindi compiuto un altro passo verso la normalizzazione, senza chiudere la porta a ulteriori interventi. Il mercato dovrà ora valutare se l’inflazione giapponese sia sufficientemente radicata da giustificare nuovi rialzi oppure se l’impatto dell’energia e della debolezza dello yen finirà per indebolire la crescita prima che la stretta possa proseguire.


