La revisione di MiCA entra in una fase più delicata. Il 22 settembre 2026 l’Eurosistema ha trasmesso alla Commissione europea la propria risposta alla consultazione sul futuro del regolamento europeo per i mercati delle cripto-attività, avanzando proposte che toccano due dei nodi più sensibili per l’industria: la composizione delle riserve delle stablecoin e il divieto di riconoscere interessi ai possessori di token regolamentati.
Il documento non modifica ancora la normativa. Si tratta di un contributo tecnico e istituzionale al processo di revisione avviato da Bruxelles, che dovrà essere valutato dalla Commissione prima di qualsiasi eventuale proposta legislativa. Il suo peso politico, tuttavia, è rilevante: la posizione è espressa dal sistema che riunisce la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dell’Unione.
Il nodo delle riserve depositate presso le banche
La richiesta principale riguarda il meccanismo con cui gli emittenti di stablecoin devono oggi gestire una parte delle attività poste a copertura dei token. MiCA prevede che gli emittenti mantengano una quota delle riserve sotto forma di depositi presso istituti di credito. La percentuale sale per gli asset-referenced token e gli e-money token classificati come significativi.
Secondo l’Eurosistema, una quota fissa di depositi bancari può creare un collegamento diretto tra l’emittente della stablecoin e il sistema bancario tradizionale. In condizioni normali, questo rapporto può apparire come un elemento di stabilità. In una situazione di stress, però, un’ondata di richieste di rimborso potrebbe costringere l’emittente a ritirare rapidamente liquidità dagli istituti depositari.
Il rischio individuato dalle banche centrali è quindi duplice. Da un lato, una corsa ai rimborsi potrebbe trasferire la pressione dal mercato crypto alle banche che custodiscono le riserve. Dall’altro, la crescita degli emittenti potrebbe favorire una forma di disintermediazione dei depositi tradizionali, rendendo meno stabile una fonte di finanziamento importante per il credito bancario.
La soluzione indicata dall’Eurosistema non consiste in un alleggerimento generalizzato dei requisiti. La proposta è sostituire le percentuali rigide legate ai depositi con soglie di liquidità calibrate sulla rapidità con cui le riserve possono essere convertite in contante. Tra gli strumenti potenzialmente compatibili con questo approccio rientrano attività liquide a brevissima scadenza, operazioni pronti contro termine overnight e titoli sovrani a breve termine.
Il passaggio sarebbe significativo perché sposterebbe il baricentro della vigilanza dalla forma giuridica dell’attività di riserva alla sua effettiva capacità di sostenere rimborsi ravvicinati. Per gli emittenti, questo potrebbe aumentare la flessibilità nella gestione del patrimonio. Per i supervisori, imporrebbe invece controlli più articolati sulla qualità, sulla liquidità e sulla concentrazione delle riserve.
Il divieto di rendimento può estendersi alla DeFi
La seconda area di intervento riguarda il divieto, previsto da MiCA, di corrispondere interessi ai detentori di asset-referenced token ed e-money token. La norma è stata pensata per evitare che le stablecoin assumano caratteristiche simili a strumenti di raccolta remunerata o a depositi bancari.
Il problema segnalato dall’Eurosistema è che il rendimento può essere ricreato indirettamente attraverso strutture che non passano formalmente dall’emittente. Stablecoin prive di remunerazione diretta possono essere utilizzate in servizi di lending, borrowing o staking, oppure depositate in protocolli decentralizzati che riconoscono un ritorno agli utenti.
Per questa ragione, le banche centrali chiedono che il divieto non sia limitato ai servizi già chiaramente ricompresi nell’ambito di MiCA. L’obiettivo è evitare che la remunerazione venga semplicemente spostata lungo la catena operativa, passando dall’emittente a un intermediario, a una piattaforma o a un protocollo collegato.
La proposta apre una questione complessa sul confine tra attività regolamentate e servizi decentralizzati. Applicare il divieto anche a lending e staking richiederebbe infatti di stabilire chi debba essere considerato responsabile quando il servizio è fornito attraverso smart contract, interfacce non custodial o strutture con un livello limitato di controllo centralizzato.
Un’estensione del perimetro potrebbe aumentare la coerenza della disciplina, ma anche produrre costi di conformità più elevati e nuove incertezze per gli operatori. In particolare, diventerebbe decisivo distinguere tra un rendimento generato da un’attività finanziaria sottostante e un interesse riconosciuto semplicemente per la detenzione del token.
Una posizione che pesa sulla revisione di MiCA
La Commissione europea ha avviato la consultazione per valutare se MiCA sia ancora adeguato dopo la prima fase di applicazione e alla luce dell’evoluzione di stablecoin, finanza decentralizzata, staking, tokenizzazione e servizi crypto transfrontalieri. Il termine per la consultazione tecnica è stato esteso al 30 settembre 2026.
La risposta dell’Eurosistema non equivale a una decisione politica e non anticipa il testo di una futura modifica legislativa. La Commissione dovrà confrontare questa posizione con quelle degli emittenti, dei fornitori di servizi, delle autorità nazionali e degli altri soggetti coinvolti. Ogni cambiamento di MiCA richiederà poi un normale iter europeo, con il coinvolgimento del Parlamento e del Consiglio.
Il messaggio, però, è chiaro: per le banche centrali la revisione non dovrebbe limitarsi a semplificare gli obblighi per gli operatori. Dovrebbe anche verificare se il quadro attuale sia in grado di contenere i rischi che emergono quando le stablecoin raggiungono dimensioni rilevanti e si integrano con banche, mercati monetari e protocolli DeFi.
Per il mercato crypto europeo, la conseguenza potenziale è una maggiore selettività. Gli emittenti potrebbero ottenere più libertà nella scelta degli strumenti di riserva, ma sarebbero chiamati a dimostrare una capacità di rimborso immediata e verificabile. Le piattaforme che offrono rendimenti su stablecoin, invece, potrebbero trovarsi davanti a un perimetro regolamentare più ampio, soprattutto se Bruxelles decidesse di intervenire sulle forme indirette di remunerazione.
La discussione è quindi destinata a proseguire su due piani paralleli: da una parte la competitività dell’industria europea e la possibilità di sviluppare stablecoin denominate in euro; dall’altra la protezione della stabilità finanziaria e il rischio che una crisi di liquidità nel mercato crypto si trasmetta al sistema bancario. La posizione dell’Eurosistema porta questo secondo obiettivo al centro della revisione di MiCA.


